L’episodio della studentessa tredicenne derisa da una sua professoressa per i chili di troppo, colpita da malore per essere entrata in depressione ed aver perso peso in poco tempo, ha scosso l’opinione pubblica. A questo proposito Giuseppe Gullotta, presidente onorario della Confederazione italiana pediatri (Cipe), ha così commentato: “Italia muore più gente di anoressia che di suicidio e, tra gli adolescenti, il rapporto uomo donna nell' età 10-14 anni è di 1 a 3. L'iter poi si completa fra i 18 e i 22 anni, età che difficilmente le ragazze in anoressia superano. Nel caso della studentessa di Ancona perdere 10 kg in 10 giorni significa andare rapidamente in anoressia, perché un dimagrimento normale è di massimo 2-4 kg al mese, ed è anomalo che la scuola la famiglia se ne siano resi conto”.

Giuseppe Gullotta ha spiegato il meccanismo che sta dietro all’anoressia: “Nell'adolescente che dimagrisce in fretta si innesca un meccanismo perverso perché più dimagrisce e più si sente realizzato finendo per essere ossessionato e non avere più il senso del limite. Se non si agisce in tempo rapido la ragazza non avrà più limiti e incorrerà nell'anoressia. Un disturbo che, mediamente, nelle scuole superiori fa morire ogni anno una o due ragazze”. Il presidente del Cipe punta il dito non solo sull’atteggiamento dei coetanei: “In molti casi può essere devastante, se si aggiunge poi quello dell'insegnate la cosa è grave. Il bene primario è la salute e la scuola in questo settore deve impegnarsi in maniera seria attraverso campagne strutturate di prevenzione. L'insegnate in questione o cambia mestiere o lo fa bene perché, prima di ogni cosa, un docente dovrebbe essere un educatore attento ai parametri psicofisici dei sui allievi e non solo nozionistici". 

Gullotta si dice convinto che la scuola “può e deve fare tanto e che i pediatri debbano entrare negli istituti in maniera sistematica per realizzare progetti non casuali di educazione alla salute. Solo mangiando in maniera corretta si dimagrisce con equilibrio i primi anni di vita, così come l'adolescenza, sono un'età a rischio tanto che nel nostro Paese un minore su cinque è in sovrappeso e 1 su 10 è obeso. Parliamo di un periodo della vita terribilmente delicato e assoggettato a numerosissime sfaccettature psico-sociali che andrebbe affidate allo specialista del bambino che fino a 18 anni deve essere il pediatra, così come stabilisce la carta dei diritti del bambino”.