La chirurgia preventiva non piace gli urologi italiani. I quali consigliano ai loro assistiti di non seguire l’esempio di Angelina Jolie (che si è sottoposta a una mastectomia completa per paura di ammalarsi di tumore) o quel manager inglese, che si è fatto asportare la prostata per lo stesso motivo. Infatti dall’ultimo convegno della Società italiana di urologia arriva un chiaro messaggio: “No allo screening genetico di massa e alla chirurgia preventiva su organi sani, per evitare di ammalarsi di tumore. Bisogna evitare anche nel nostro Paese il rischio di pericolo se e inutili emulazioni".

Al riguardo spiega il professor Giario Conti, presidente della Siuro: “È vero, le ultime ricerche hanno dimostrato che l'alterazione, tramite mancate riparazioni del Dna, del gene Brca 2 nel maschio aumenterebbe il rischio relativo di sviluppare il tumore alla prostata di 9 volte circa rispetto alla popolazione normale. Tendenzialmente i tumori dovuti ad alterazioni genetiche sono più aggressivi, più veloci e danno più facilmente origine a metastasi. Ma a differenza di quello che accade per il tumore al seno e alle ovaie dove la probabilità è molto alta ed esistono dei percorsi medici precisi, per il tumore della prostata le conoscenze attuali non sono assolutamente tali da garantire la correlazione tra l'alterazione dei geni e l'insorgenza del tumore".

Quindi non vanno seguiti gli allarmismi tanto in voga in questo momento. Per esempio, concludono gli esperti, “il test genetico va richiesto solo per coloro che hanno in famiglia diversi casi di tumore aggressivo della prostrata, ossia quando c'è una forte familiarità e si sospetta la presenza di uno di questi due geni”.