Un combinato disposto a dir poco pericoloso. Gli esperti sono ormai convinti che l'obesità e il diabete siano sempre di più due facce dalla stessa medaglia. Secondo Giuseppe Fatati, il presidente della Fondazione Adi, "diabete e obesità sono problemi di salute pubblica a forte impatto sociale solo in apparenza distanti. Non solo perché sono uniti da un marker metabolico comune, che è l'insulinoresistenza, ma anche per la condivisione della necessità di prevenire, razionalizzare ed ottimizzare il trattamento dei pazienti, e contenere i costi della malattia".

In Italia è circa il 4,9 per cento della popolazione a essere affetto da diabete. In totale sono 3 milioni quelli malati e di questi almeno un milione non è a conoscenza della cosa e finisce per scoprirlo troppo tardi. Secondo le stime dell'International Diabetes Federation (Idf) se in Europa nel 2011 erano affetti da diabete (tipo 1 e 2) 35 milioni di adulti, le proiezioni per il 2030 indicano 43 milioni.

A livello mondiale, secondo alcune previsioni, il numero dei diabetici nel mondo salirà a oltre 380 milioni nel 2025 con un incremento triplo in Africa, Medio Oriente, Sud Est Asiatico, doppio in America e Ovest Pacifico, del 50 per cento in Europa se non cambierà nulla in termini di prevenzione. Proprio Fatati ricorda che, "mentre per il diabete di tipo 1 (insulino-dipendente, caratterizzato dall'esordio durante l'infanzia che richiede fin dall'inizio una terapia insulinica sostituiva) bisogna intensificare la ricerca per una cura, nel diabete di tipo 2 (diabete mellito non insulino-dipendente, laddove l'insulina è prodotta in modo incostante), che riguarda oltre il 90 per cento della popolazione diabetica, è fondamentale programmare interventi per la prevenzione primaria. Nonostante il diabete di tipo 2 abbia molti fattori di rischio (età, etnicità, fattori genetici, ipertensione, dislipidemia e obesità), l'obesità è stata identificata come il fattore con la più forte associazione a questo tipo di diabete".