L’Organizzazione mondiale per la sanità ha già messo sull’allarme i governi: entro il 2020 le malattie disabilitanti diventeranno la prima causa di sofferenza. Ma questa tendenza è già visibile ora se in Italia il consumi di Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei) si traduce in una spesa da oltre 500 milioni di euro. Per capire l’alto livello, bisogna tenere conto che i farmaci a base di oppiacei si spende meno di 140 milioni di euro.
A lanciare l’allarme i maggiori esperti impegnati nella lotta al dolore, riuniti al convegno Impact 2013 di Firenze. Il tutto, notano i medici. “nonostante la letteratura scientifica continui a evidenziare gli effetti avversi indotti da questi farmaci e i rischi cardiovascolari conseguenti al loro utilizzo, il consumo di questo prodotto si mantiene ancora elevato nel nostro Paese”. Senza contare che la necessaria associazione con i gastroprotettori, finisce per determinare un notevole impatto economico sulla spesa sanitaria. In quest’ottica sono molte le proposte alternative per migliorare l'appropriatezza terapeutica e garantire cure adeguate su tutto il territorio nazionale.
Secondo Gian Franco Gensini, presidente del comitato scientifico Impact proactive, “per portare a sistema quanto sancito dalla normativa sulla terapia del dolore, occorre investire sulla formazione della classe medica, in particolare delle nuove generazioni. E sull'informazione all'opinione pubblica una maggiore consapevolezza dei cittadini è di cruciale importanza, per questo parliamo di citizen empowerment”. Soltanto così si possono rispondere alle nuove esigenze delle terapie del dolore riservare alle categorie più deboli come bambini e anziani. Non a caso a Impact è stato ricordato che “un bimbo su sei che accede al Pronto Soccorso pediatrico prova dolore, mentre l'80 per cento degli anziani con demenza soffre a tal punto da non riuscire a descrivere quello che prova”