Chicago – Importanti passi in avanti nel trattamento del melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo che ogni anno nel nostro Paese fa registrare 7000 nuove diagnosi e 1500 decessi. Ipilimumab, un nuovo anticorpo monoclonale sviluppato da Bristol-Myers Squibb, associato al trattamento chemioterapico tradizionale, la dacarbazina, ha dimostrato di migliorare in maniera significativa la sopravvivenza dei pazienti colpiti da questo tumore nella forma metastatica. I dati, pubblicati anche sulla prestigiosa rivista scientifica “New England Journal of Medicine”, sono stati presentati ieri pomeriggio in sessione plenaria al 47° Congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology), il più importante congresso mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 7 giugno, con la partecipazione di oltre 30.000 specialisti.

La ricerca, che analizza per la prima volta la sopravvivenza a tre anni, ha coinvolto 500 persone colpite da melanoma metastatico e non trattate prima con altre terapie. A un anno sopravvive il 47,3% dei pazienti trattati con la combinazione costituita da ipilimumab associato alla dacarbazina rispetto al 36,3% di quelli trattati con il chemioterapico tradizionale; a 24 mesi il 28,5% contro il 17,9%, a tre anni il 20,8% contro il 12,2%. Si tratta di un risultato mai raggiunto prima. Con la terapia standard la sopravvivenza media è infatti di 6-9 mesi a cinque anni.
 
“I dati di fase III dimostrano che ipilimumab migliora la sopravvivenza dei pazienti colpiti da melanoma metastatico – afferma il  prof. Jedd Wolchock del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, che ha presentato i risultati dello studio  -. Per i medici che trattano questa forma di tumore, migliorare la sopravvivenza globale è l’obiettivo a cui miriamo per i nostri pazienti e credo che ipilimumab sia una terapia che segna uno spartiacque per il melanoma metastatico”. “In questo lavoro, i tassi di sopravvivenza a uno, due e tre anni dimostrano miglioramenti significativi per i pazienti trattati con ipilimumab associato alla dacarbazina – spiega la prof.ssa Caroline Robert dell’Institute Gustave Roussy di Parigi, principale autrice dello studio – . I risultati di questo lavoro sono estremamente importanti in una malattia che ha un impatto così devastante come il melanoma metastatico”.
 
 
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