Milano – Chi non ricorda digiuni totali di Fantozzi alle prese con la dieta del professor Birkermeier in “Fantozzi contro tutti”, o la ‘pappa’ miracolosa inventata da Renato Pozzetto e Carlo Verdone in “Sette chili in sette giorni”? Erano gli anni Ottanta e Internet era ancora un’utopia. Ma se l’ago della bilancia schizza a valori eccessivi gli italiani sono sempre alla ricerca del ‘miracolo’. Miracolo che oggi, proprio grazie ad Internet, è più facile divulgare. Digitando ‘dieta’ compaiono oltre 76 milioni di voci che dietro a tinte esotiche e ‘sapori’ internazionali, promettono ingannevolmente giri vita da vespa, la perdita di 2 chili in 4 giorni senza sforzo e privazioni alimentari, e qualche piccolo peccato di gola concesso. Pochissimi (se non rari) i siti che parlano di ‘dieta sana e equilibrata’ e ancor meno di ‘educazione alimentare’. La comunità di frequentatori delle trappole dietetiche della rete è vertiginosa: ogni 24 ore si registrano più di 4.000 nuove iscrizioni con risultati che superano facilmente i 2 miliardi di ‘affamati’ di peso forma velocemente riacquistato dopo i bagordi mangerecci e l’inattività dell’inverno. Oggi sono circa il 30% gli italiani che si rivolgono al dietista per iniziativa personale, dopo deludenti approcci salutistici ‘fai da te’, passaparola e bypassando medici di medicina generale o specialisti. Fondamentale diventa dunque proprio il ruolo del dietista, che deve insegnare a scoprire, attraverso gli inganni della ‘cattiva’ informazione, le ‘buone’ regole alimentari, specie nella frequentazione di strumenti di informazione di massa. Sono questi alcuni degli argomenti che sono stati trattati oggi nel Workshop ‘Educazione alimentare: trappole e risorse della rete’ che si è svolto nell’ambito del 23° Congresso Andid in corso a Milano.

“Una parte di pazienti che arrivano alle cure adeguate anche dopo o attraverso internet – spiega Giovanna Cecchetto, Presidente Andid – ha mantenuto una motivazione e una speranza nella cura. Ma decisamente maggiore è la percentuale di coloro che hanno disturbi del peso e cercano ‘la soluzione magica’. Un atteggiamento, questo, che li mette nella condizione di diventare facili prede di trappole con finalità di lucro. Non va neppure trascurato l’aspetto psicologico: il fallimento di un lavoro sul peso – aggiunge la presidente – porta con sé una posizione di rassegnazione passiva, accompagnata nelle situazioni più gravi a sensazioni di solitudine ed isolamento sociale, che spesso aggravano il problema peso e mantengono lontano il paziente da trattamenti adeguati”.
“Secondo l’antica definizione della medicina Greca – spiega la Silvana Declich, dietista dell’Azienda ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze e relatrice al workshop – la dieta è l’insieme complesso delle norme di vita (alimentazione, attività fisica, lavoro, riposo) atte a mantenere lo stato di salute. Una concezione ancora oggi molto valida, ma che purtroppo è stata sostituita dal concetto di ‘mettersi a dieta’, intendendo un programma dietetico da seguire per un periodo limitato di tempo e da interrompere una volta raggiunto il peso corporeo desiderato. Un corretto regime alimentare deve, invece, essere tale da poter essere mantenuto nel tempo, senza riacquistare peso. Se l’obbiettivo è perdere i chili di troppo è necessario seguire una dieta equilibrata, moderatamente ipocalorica e una volta consolidata la forma fisica perseguire una corretta educazione all'alimentazione attraverso l’aiuto di dietisti esperti”.
“Occorre dunque diffidare – conclude la dr.ssa Cecchetto – di soluzioni mirabolanti che si trovano su Internet, da persone che non hanno qualifiche professionali adeguate per proporre un regime dietetico e fare attenzione a che la dieta comprenda tutti i nutrienti o se e per quale ragione, ad esempio per intolleranze o allergie alimentari, vengano esclusi alcuni alimenti o introdotti integratori. Ma soprattutto bisogna accertarsi che le diete non mirino a risultati rapidi ed eclatanti, ma a risultati duraturi e ad educare alla buona e sana alimentazione”.

Ufficio stampa ANDID
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