Roma– La scelta del trattamento curativo più appropriato per un paziente affetto da insufficienza renale grave non deve dipendere esclusivamente da valutazioni di carattere clinico, bensì può e deve tener conto degli aspetti psicologici, emotivi e delle necessità del paziente, puntando così a fornire una terapia che può davvero definirsi personalizzata sulla base delle sue necessità ed aspettative di vita. In questo contesto, quindi, occorre conoscere e valutare accuratamente l’approccio dialitico più opportuno, valutando le peculiarità della Dialisi Peritoneale o domiciliare.
 
E’ questo lo spirito con il quale sono riuniti a Roma oltre 150 nefrologi italiani, chiamati da Fresenius Medical Care ad un confronto sulle prospettive di questa tecnica dialitica che in Italia, rispetto ad altri paesi occidentali, risulta essere poco diffusa, sebbene presenti nei pazienti non critici, vantaggi sia in termini di qualità della vita sia di sicurezza ed impatto per la spesa sanitaria.
 
L’incontro di Roma ha inoltre permesso di presentare i più recenti risultati – sia clinici sia tecnologici – ottenuti da P3 Expanded, un nuovo approccio terapeutico per la Dialisi Peritoneale, appositamente studiato per migliorare la qualità di vita dei pazienti, prolungando al tempo stesso ed in modo sicuro il tempo di trattamento con le metodiche PD.
Si tratta di una soluzione integrata grazie alla quale le migliori tecnologie disponibili (sistemi di connessione, soluzioni biocompatibili e appositi software per il modelling della prescrizione) permettono al paziente di sottoporsi ad un trattamento dialitico più efficace, sicuro e in grado di preservare al meglio e più a lungo sia la funzionalità della membrana peritoneale che quella residua dei propri reni. Inoltre, il software di controllo e di gestione utilizzato in P3 Expanded, consente al paziente una monitorizzazione continua sull’andamento della terapia e della sua personalizzazione a seconda delle esigenze cliniche.
 
Questo approccio alla cura del paziente, dapprima definito P3, viene ufficialmente introdotto in Italia con una nuova veste definita P3 Expanded, in occasione dell’evento PD@FME in corso di svolgimento a Roma. P3 Expanded è frutto dell’arricchimento del precedente approccio terapeutico e del portafoglio terapeutico introdotto grazie all’acquisizione della Dialisi Peritoneale Gambro avvenuta ad inizio anno.
 
"La recente acquisizione del Business PD da Gambro, con lo stabilimento Italiano di Canosa, rinforza la posizione di Fresenius Medical Care nel Business della Dialisi Peritoneale e arricchisce l'offerta terapeutica sia negli aspetti clinici che socio-riabilitativi. Crediamo che il concetto terapeutico P3 Expanded possa consentire di realizzare programmi di deospedalizzazione sul territorio Italiano migliorando la qualità di vita del paziente in Dialisi Peritoneale" ha affermato l’Ing. Emanuele Gatti, CEO EMAELA, Global Chief Strategist Fresenius Medical Care AG.
 
Nella Dialisi Peritoneale, come noto, il peritoneo, la membrana che riveste la cavità addominale, viene utilizzato come membrana dializzante. Attraverso l’introduzione di una soluzione dialitica, il peritoneo funziona da filtro naturale trattenendo le impurità e i liquidi in eccesso, i quali sono successivamente estratti attraverso un catetere  impiantato nell’addome del  paziente.
 
A introdurre e moderare l’incontro sarà il Prof. Claudio Ronco, Direttore del Dipartimento di Nefrologia Dialisi e Trapianto e International renal research Institute dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, “In Italia si calcola che siano oltre 4000 i pazienti che si sottopongono alla Dialisi Peritoneale. La Dialisi Peritoneale offre un’aspettativa di vita assolutamente sovrapponibile a quella della emodialisi garantendo una miglior qualità di vita ed una miglior gestione del tempo del paziente. In questo momento di crisi finanziaria e di necessità di ottimizzazione delle risorse, il collocamento a domicilio del paziente per una terapia renale sostitutiva con tutte le attenzioni e le sicurezze possibili, rappresenta un vantaggio in termini di salute e benessere del paziente, in termini sociali e di riabilitazione ed in termini finanziari e di spesa pubblica. Quindi oggi la Dialisi Peritoneale non è più un’alternativa ma una scelta consapevole che può rappresentare la soluzione ideale per moltissimi pazienti in un mondo con risorse limitate che vede sempre di più il paziente stesso come risorsa attiva nella gestione del suo stato di salute. Tutto ciò va affiancato da tecnologie sicure, da una formazione del personale accurata e da un programma di assistenza domiciliare di alto profilo che faccia sentire i pazienti e le famiglie, assistiti e affiancati da professionisti tecnicamente ed umanamente preparati. Diventa pertanto essenziale un patto di collaborazione fra sanitari, pazienti e famiglie, e industria del settore. Tutte queste componenti sono fondamentali per un trattamento efficace, sicuro e soprattutto fruibile sul territorio”.
 
“Sempre più spesso si sente parlare di “Dialisi Peritoneale assistita”. Consiste nel provvedere al domicilio del paziente all’assistenza necessaria per il trattamento dialitico attraverso l’utilizzo di personale infermieristico o di partner addestrati. Con un impegno minimo di tempo, solitamente inferiore alle due-tre ore al giorno, si assicura il trattamento dialitico peritoneale domiciliare sia con tecnica manuale che automatizzata. Il costo della Dialisi Peritoneale assistita è sovrapponibile al costo annuo del trasporto dell’ammalato in emodialisi. Il ricorso alla Dialisi Peritoneale assistita non vanifica pertanto il vantaggio economico che la Dialisi Peritoneale presenta rispetto all’emodialisi ospedaliera oltre ai vantaggi sociali e sulla qualità di vita dei pazienti” ha dichiarato il Prof. Roberto Corciulo - U.O. Nefrologia e Dialisi, Azienda Ospedaliera Consorziale - Policlinico di Bari. Nei paesi europei il ricorso a tale forma di assistenza domiciliare varia dal 25% al 10%, con un picco in Francia in cui copre circa il 50% dei pazienti in Dialisi Peritoneale. In Italia è applicata solo in Piemonte con incentivi ai familiari o ai ‘care giver’ disponibili.
 
La dialisi domiciliare quindi consente di gestire meglio il trattamento, adattandolo alle necessità personali, di eliminare i costi e il disagio del viaggio casa-ospedale, di usare le ore diurne per le esigenze di lavoro o sociali, migliorando quindi la qualità della vita. La Dialisi Peritoneale a domicilio fa risparmiare circa il 25% rispetto alla dialisi ospedaliera, come dimostra uno studio Censis condotto nel 2007.
 
“Nel passato la Dialisi Peritoneale era considerata un’alternativa alla dialisi extracorporea, oggi si tende a dar risalto al concetto dell’integrazione delle tre modalità di trattamento dell’insufficienza renale (Dialisi Peritoneale, dialisi extracorporea e trapianto) nell’ambito di una strategia globale nella cura a lungo termine di questa patologia. Nel paziente giovane la Dialisi Peritoneale può essere considerata un ponte tra la fase non dialitica ed il trapianto perché conserva la funzione renale residua, mentre nel paziente anziano consente, nel periodo del suo utilizzo, di risparmiare gli accessi vascolari, punto debole della metodica extracorporea, prolungando così la potenzialità di trattamento in questi pazienti” ha affermato il Prof. Mariano Feriani - U.O. Nefrologia e Dialisi - Ospedale dell'Angelo di  Mestre.
 
Oggi si sta diffondendo la possibilità di espandere il ruolo della Dialisi Peritoneale anche in altri contesti, oltre al trattamento dell’insufficienza renale, come ad esempio nello scompenso cardiaco cronico refrattario alle terapie mediche. In tali pazienti, in cui vi è un’elevata mortalità, è necessario spesso ricorrere a metodiche di ultrafiltrazione extracorporea che sono estremamente complesse e possono essere effettuate soltanto in regime di ricovero. L’ultrafiltrazione peritoneale, effettuata dal paziente o da un suo familiare a domicilio, essendo un trattamento continuo può rappresentare il trattamento elettivo in alcuni di questi pazienti. Naturalmente tale metodica è proponibile quando si ha una stretta collaborazione fra i Nefrologi e i Cardiologi che gestiscono in prima persona questi pazienti ed è quindi compito dei Nefrologi far conoscere ai Colleghi Cardiologi la possibilità di potere utilizzare tale metodica”, ha ricordato il Prof. Vincenzo La Milia - U.O. Nefrologia e Dialisi, Ospedale A. Manzoni, Lecco - Coordinatore  Gruppo di Studio di Dialisi Peritoneale – SIN.
 
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