“L’eutanasia in Italia si fa ma non si dice”, ha spiegato Umberto Veronesi invitato a parlare dell’argomento al convegno dell’Università statale di Milano.

"Al malato terminale che negli ultimi giorni di vita con dolori violentissimi chiede l'iniezione per morire serenamente gli viene negata" e "se il medico la fa può essere accusato di omicidio. Molti però la fanno, è un movimento sott'acqua che si trova a lavorare in maniera clandestina", ha spiegato l'oncologo e fondatore dello Ieo, l'Istituto europeo di oncologia, Umberto Veronesi, in occasione del convegno "Uniti per i pazienti" all'Università  Statale.

"Oggi – ha proseguito Veronesi - la magistratura riesce a correggere ciò che il legislatore ha malamente costruito, ma non sempre ci riesce”. E ha ricordato il caso di un celebre regista italiano. "Tutti parlano di una soluzione, ma al povero Monicelli, che aveva chiesto ripetutamente in ospedale una puntura letale per un trapasso dolce, è stata negata e si è buttato dalla finestra. Questa è civiltà?".

Piuttosto, ha spiegato il noto oncologo, l’Italia dovrebbe prendere a modello di riferimento l’Olanda. "Naturalmente l'eutanasia deve essere volontaria. In Olanda la legge non è superficiale ma molto severa, il suicidio assistito è punito e l'eutanasia è una deroga che si ha di fronte a un malato con buone condizioni di facoltà mentali in fin di vita con forti dolori che chiede ripetutamente iniezioni" e "viene concessa eventualmente dopo la riunione di tre esperti". Il medico ha spiegato in conclusione che in Olanda "ci sono 10mila persone che ogni anno la chiedono e solo tremila che riescono" perché "le procedure sono impegnative e spesso i malati muoiono prima". "Ogni persona - conclude - ha diritto di autodeterminarsi".

Le parole di Veronesi non sono certo inaspettate: da anni il padre fondatore dello Ieo ha ingaggiato una battaglia affinché  l'eutanasia sia legalizzata nel nostro Paese, e non più praticata sottobanco con gravi rischi per i medici.