Wikipedia bocciata in medicina: uno studio Usa sostiene che all’interno della nota enciclopedia nove voci di argomento medico su dieci sono sbagliate.

A fare le pulci alla nota piattaforma enciclopedica on line, ormai diventata il punto di riferimento per studenti ma anche per professionisti e ricercatori di ogni ambito, è stato il professor Robert Hasty della Campbell University della North Carolina.

Secondo lo studio di Hasty, pubblicato sul Journal of the American Osteopathic Association, il novanta per cento delle 20mila voci mediche presenti sull’enciclopedia sono risultate soggette a errori o del tutto inesatte, e pertanto del tutto inaffidabili per quanti (compreso il 70 per cento dei medici e degli studenti di medicina) vi ricorrono in cerca di notizie rapide ed esaurienti.

La ricerca è giunta a una sonora bocciatura della parte medica di Wikipedia dopo aver analizzato una serie di voci riguardanti i dieci problemi di salute - come il mal di schiena e l'asma - che più gravano sul sistema sanitario americano. Sottoposte a un esame comparativo con quelle della letteratura medica ufficiale, le voci prese in esame si sono rivelate in nove casi su dieci soggette ad errori e imprecisioni. “Non bisognerebbe usare Wikipedia come fonte primaria di ricerca - commenta Hasty - perché gli articoli in essa contenuti non passano attraverso lo stesso processo di revisione che avviene per quelli delle riviste mediche. Ecco perché, quando serve una diagnosi, il modo migliore resta quello di rivolgersi al proprio medico che, conoscendo la personale storia clinica di ogni paziente, sa quindi individuare la cura più adeguata”.

Per fare soltanto due esempi, il dottor Hasty ha fatto riferimento alla voce che l’enciclopedia dedica all’ipertensione, all’interno della quale si dice che “per una diagnosi corretta di pressione sanguigna elevata i valori devono essere ottenuti in tre diverse occasioni” - e a quella sugli antidpressivi che per l’enciclopedia non sarebbero efficaci sui bambini: due argomentazioni che non sono solo errate, “ma anche dannose - spiega ancora Hasty - perché potrebbero portare a un rischioso ritardo nel trattamento delle patologie nel caso dell’ipertensione, come pure spingere i genitori a non permettere che i figli vengano curati coi farmaci quando affetti da depressione”