L’asma non soltanto è una malattia genetica ma rischia di essere incubata già nella pancia della mamma. Secondo una ricerca spagnola, se la puerpera è obesa, allora anche il neonato avrà maggiori possibilità di nascere il respiro affannoso o di rantolare, sintomi predittori dello sviluppo durante la crescita di forme di  asma. A questa conclusione sono arrivati, dopo un lungo studio, alcuni ricercatori del Centre for Research in Environmental Epidemiology (CREAL) in Spagna.

Come si legge sul Paediatric and Perinatal Epidemiology, questo lavoro ha rilevato che i neonati messi al mondo da madri in sovrappeso subiscono quattro volte in più il rischio di avere sibili frequenti, tra le prime avvisaglie dell'insorgenza dell'asma, rispetto ai figli di mamme peso forma. E molto probabilmente a generare quest’effetto è dovuto proprio alle costrizioni che il feto subisce durante la gestione.

Secondo i ricercatori, “il sintomo neonatale associato alla possibilità di sviluppare asma nel bimbo è un rantolo che si manifesta come un fischio acuto durante la normale respirazione. Il sintomo è risultato associato al peso della madre: se la mamma è obesa, si quadruplica il pericolo di insorgenza del respiro affannoso e rumoroso che di norma peggiora durante la notte e nelle prime ore del giorno. I problemi di respirazione correlati all'obesità materna si manifestano nei primi quattordici mesi di vita del bimbo”.

Intanto la rivista Lancet fa sapere che i farmaci già in uso contro l’asma, ma utilizzati in maniera diversa, non servono soltanto più per il mantenimento, ma danno benefici anche al momento del bisogno. Infatti secondo il professor Leonardo Fabbri, direttore della Clinica di Malattie respiratorie dell'università di Modena-Reggio Emilia, e alcuni suoi colleghi, “l'associazione fissa beclometasone - formoterolo in formulazione spray extrafine può essere somministrata con successo anche ai primi sintomi di una crisi, evitando un ulteriore peggioramento”.