Curare le retine malate è oggi più semplice grazie alla svolta delle cellule embrionali: uno studio Usa apre nuove speranze per chi ha gravi disturbi alla vista.

Lo studio condotto da un gruppo di ricercatori della americana Advanced Cell Technology, proprio come altri studi americani, ha rilevato che le cellule staminali dell'embrione potrebbero ridare la vista a pazienti - giovani e anziani - colpiti da gravi e incurabili malattie della retina. Resi noti sulla rivista Lancet, i primi studi clinici a lungo termine, condotti su pazienti trattati e monitorati per tre anni, hanno dato risultati incoraggianti.

L’équipe coordinata dal dottor Robert Lanza ha eseguito la sperimentazione su alcuni giovani e anziani colpiti dalla distrofia retinica di Stargardt e da una forma incurabile di maculopatia, due patologie che nel loro sviluppo costringono infine il paziente alla cecità. Trattati con cellule staminali ricavate da embrioni, i pazienti hanno evidenziato notevoli miglioramenti della vista senza evidenziare nei 36 mesi successivi nessun tipo di effetto collaterale.

Il trattamento dei pazienti è consistito nel trasformare le staminali dell'embrione in provetta in cellule retiniche, che sono state in seguito iniettate in differenti dosi nell’occhio più gravemente danneggiato di ciascun paziente.  E i risultati hanno detto che dieci dei diciotto pazienti trattati con le cellule retiniche hanno manifestato visibili miglioramenti nella visione dell’occhio sottoposto alla terapia.

Per di più, le iniezioni di embrionali si sono dimostrate assolutamente sicure e molto ben tollerate dall’occhio ospitante che doveva assimilarle: un’indicazione che sposta verso un certo grado di fiducia l’impiego di staminali sugli esseri umani, a oggi impiegate a scartamento ridotto, oltreché per questioni morali, anche per il timore che le stesse potessero generare effetti collaterali indesiderati, e anche gravi conseguenze come la formazione di neoplasie. Staminali e retine artificiali, sembrano dunque aprire prospettive inedite per chi un tempo era condannato per sempre a diventare non vedente.