Il titolo della ricerca è inequivocabile "Death by Caffeine: How Many Caffeine-related Fatalities and Near-misses Must There Be before We Regulate?". Infatti Jack E. James, professore dell'università di Reykjavik, non soltanto chiede sul caffé una regolamentazione simile a quella già applicata per le sigarette o per gli alcoolici, ma parla apertamente di “caffeina come un killer che inconsapevolmente ospitiamo" ogni giorno nel nostro organismo. Una situazione ancora più grave, e non soltanto perché “siamo ignari degli effetti letali della sostanza”.

Infatti il cattedratico ha lamentato che l’industria del food fa sempre più affidamento a questa sostanza, in una proliferazione dovuta al fatto che "la caffeina è ormai un ingrediente onnipresente in una ampia varietà di bevande, alimenti comuni, caramelle, drink energizzanti, gomme da masticare, farmaci, yogurt e prodotti per perdere peso”.

Risultato? “È necessario che si inizi a pensare a una regolamentazione del ricorso alla caffeina nei prodotti in commercio e nelle bevande assunte quotidianamente. Quante morti ancora dovranno esserci prima che si prenda in considerazione l'esigenza di colmare il vuoto normativo che permette alla caffeina di ucciderci?". Forte di tutto questo il professor James ha fatto un lungo excursus sulle tanti morti correlate alla caffeina che avvengono nella più totale disattenzione dell'opinione pubblica. Così allo studioso vien quasi naturale concludere, anche per respingere le critiche, ricordando che “è ormai impossibile negare la tossicità della caffeina o il fatto che sia letale o quasi”. Eppure, nonostante questo, "l'uso di caffeina nel mondo continua a crescere anche tra i giovani”. Mentre i governi stanno a guardare.