Lo studio condotto dal gruppo di ricercatori dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano smentisce ampiamente, come si legge in una nota diffusa dall’Irccs diretto da Silvio Garattini, i dati sulla sindrome da iperattività e deficit dell’attenzione (Adhd) riportati dalla letteratura mondiale: “I bambini e gli adolescenti iperattivi, affetti da una vera e propria patologia, sarebbero il 5,3% della popolazione tra 5 e 17 anni”, spiegano i ricercatori del Mario Negri. Basti pensare, osservano gli scienziati milanesi, che “secondo i dati raccolti dal Registro Adhd della Regione Lombardia, pubblicato sulla rivista ‘Ricerca&Pratica‘ (www.ricercaepratica.it) e frutto di una capillare e dettagliata indagine, in Lombardia la prevalenza del disturbo è del 3,5 per mille, 15 volte inferiore a quella riportata come media mondiale“.

“La forza e unicità di questo studio – spiega Maurizio Bonati, responsabile del dipartimento di Salute pubblica del ‘Mario Negri’ e responsabile del Registro regionale Adhdsono rappresentate dalle dimensioni (tutta la popolazione di un’intera regione coinvolta), dalla metodologia applicata (Registro, formazione, informazione), dalla durata nel tempo (il progetto è ancora attivo). Dai dati raccolti dal Registro e da quelli dei database amministrativi sanitari regionali (prescrizioni, ricoveri, visite ambulatoriali), i bambini e adolescenti (5-17 anni) che presentano Adhd in Lombardia risultano essere 4.200, di cui 378 in terapia psicofarmacologica (9%)”: appunto “una prevalenza del disturbo del 3,5 per mille, 15 volte inferiore a quella riportata come media mondiale (5,3%)”.

I casi di iperattivismo riguardano, secondo i dati in possesso del team del Mario Negri, soprattutto di maschi (il doppio rispetto alle femmine); in un terzo dei casi è presente familiarità, e nella maggioranza dei pazienti è presente almeno un altro disturbo psicopatologico. Solo il 15% ha ricevuto un trattamento psicofarmacologico, mentre quasi tutti una terapia psicologica. “Risultati inattesi e lontani da quelli riportati in precedenti studi nazionali e internazionali”, affermano i ricercatori.