Anche i giovani che fanno saltuariamente “pochi tiri” di marijuana corrono il rischio di danneggiare il cervello:  uno studio Usa rivela che la cannabis può creare anomalie nell’amigdala.

La ricerca condotta in collaborazione tra Northwestern University, Massachusetts General Hospital e Harvard Medical School dimostra che anche chi non è un regolare fumatore di erba, presenta mutamenti al nucleo accumbens e all'amigdala, le regioni del cervello che si occupano di gestire le emozioni e le motivazioni.  "La nostra ipotesi è che questi cambiamenti possano essere un segno precoce di quello che più tardi si manifesta come una situazione in cui manca la motivazione, in cui la persona non si concentra sui suoi obiettivi", spiega Hans Beiter, coautore dello studio e docente di psichiatria e scienze comportamentali alla Northwestern University.

La particolarità della ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience  consiste nel fatto che è una delle prime indagini cliniche che si occupa di consumatori occasionali di cannabis e non di fumatori regolari. Studi precedenti condotti su animali esposti a regimi continuativi di tetraidrocannabinolo, il maggiore principio attivo della marijuana, avevano già dimostrato che le aree emotive e motivazionali del cervello risentivano gravemente della droga.

Lo studio americano ha invece osservato tramite risonanza magnetica, che i venti giovani tra i 18 e i 25 anni che avevano fatto uso di marjuana per una sola volta in una settimana, mostravano una significativa variazione del nucleo accumbens rispetto agli altri venti coetanei che non avevano mai fatto uso di cannabis. In particolare, l’equipe americana ha rilevato che la forma di quest’area del cervello, fosse più larga della norma e alterata nella forma e nelle funzioni.

Dopo la legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo nello Stato di Washington e poi in Colorado, la ricerca finanziata dal National Institute on Drug Abuse e dall'Ufficio Nazionale per le Politiche di Controllo della Droga della Casa Bianca fa suonare il campanello d’allarme, in un momento storico in cui nei soli Stati Uniti, secondo il National Survey on Drug Use and Mental Health sono circa 19 milioni gli individui che hanno di recente fatto uso di cannabis.