Tumore al seno: meno recidive se la terapia ormonale dura dieci anni. La notizia Arriva da Chicago dove è in corso l’Asco, il congresso annuale della Società americana di oncologia medica.
Lo studio condotto da un team di ricercatori del Canadian Cancer Trial Group, pubblicato online sul New England Journal of Medicine, e presentato in una sessione plenaria del congresso (dove si discutono le ricerche più importanti che possono poi avere un impatto sulla clinica e sulla vita del paziente), rivela che se una donna, in post-menopausa, (dopo i 50 anni si ingrassa di un kg ogni anno) con una malattia diagnosticata nella sua fase iniziale, continua la terapia ormonale con farmaci anti-estrogeni per dieci anni, invece che per i cinque normalmente raccomandati, non solo riduce il rischio di recidiva, (avviene con l’aumento di peso) ma anche le probabilità che si sviluppi un secondo tumore nell’altra mammella (ecco alcune ricette contro il cancro al seno).

“Le donne con un tumore al seno in fase iniziale e positivo per i recettori ormonali (sono recettori sensibili all’azione degli estrogeni che ne condizionano l’insorgenza e l’evoluzione, ndr) che assumono letrozolo, un farmaco anti-estrogeni cosiddetto inibitore delle aromatasi - spiega Paul Goss, oncologo al Massachusetts General Hospital di Boston e professore alla Harvard Medical School - hanno una riduzione del rischio di sviluppare recidive del 34 per cento e una minore incidenza annuale di cancro nell’altra mammella”.

“E non si può dire a una donna – commenta Lisa Carey dell’Universityof North Carolina – che ha subito l’intervento: ok, sei a posto. Ecco perché si ricorre alla somministrazione di farmaci (tamoxifene in passato e ora letrozolo di cui esiste anche la versione generica, cioè senza il marchio dell’azienda farmaceutica) allo scopo di ridurre le recidive”.

Sono risultati interessanti che faranno discutere i clinici. La maggior parte dei tumori al seno ha i recettori per gli estrogeni, il che significa che se anche il tumore viene asportato chirurgicamente, le pazienti corrono un rischio di ricadute che permane nel tempo.

Ora il nuovo studio (condotto sul 1900 donne in Canada e negli Stati Uniti) dimostra che, continuando la terapia fino a dieci anni, si hanno benefici aggiuntivi. Rimangono, però, da valutare bene gli effetti collaterali a lungo termine. Le donne che assumevano letrozolo erano più a rischio di osteoporosi e di fratture.  Ecco che vanno messi sul piatto della bilancia il rischio di recidive del tumore e, dall’altra parte, il rischio di fratture. In ogni caso nei due gruppi (letrozolo e placebo) non sono state segnalate differenze per quanto riguarda la qualità della vita. La decisione ora spetta ai clinici, con il consenso informato delle pazienti.  

Sintomi del tumore al seno: Il più comune sintomo del tumore al seno è la presenza di un nuovo nodulo mammario: se il nodulo è duro ed indolore e presenta bordi irregolari è più probabile che sia cancerogeno, tuttavia il cancro al seno può anche essere soffice e rotondeggiante. Per questo motivo è fondamentale che ogni nuovo nodulo sia tenuto sotto controllo da un medico specialista esperto nella diagnosi delle malattie della mammella.