Hanno bloccato Roma - e provato a fare irruzione in Parlamento - in nome del metodo statina e della libertà di cura. Centinaia di manifestanti oggi si sono dati appuntamento nella capitale per chiedere al governo di far ripartire il protocollo di somministrazione controllata, chiuso per motivi di sicurezza. A decine si sono sdraiati per terra per bloccare il traffico nella centrale via del Corso e sperando di fare pressione per ottenere un decreto legge che autorizzi il trattamento sulle persone malate. A un certo punto la situazione è degenerata.

Un gruppo di manifestanti, una volta che il corteo è arrivato nei pressi di Montecitorio,  ha forzato il cordone di sicurezza e provato a fare irruzione nel Palazzo. Ma sono stati immediatamente respinti dalle forze dell’ordine in assetto antiguerriglia. Due malati, i fratelli Biviano, hanno attuato un gesto clamoroso davanti alle telecamere: si sono tolti del sangue con una siringa e l’hanno versato su alcune foto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del premier Enrico Letta e del ministro Beatrice Lorenzin. La situazione è tornata alla normalità soltanto quando Lorenzin ha comunicato che alcuni dirigenti del ministero (tra cui il presidente dell’Afa, Luca Pani) avrebbe incontrato una delegazione dei manifestanti.

La sperimentazione sul contestato metodo a base di cellule staminali mesenchimali, messo a punto da Davide Vannoni e dalla sua Stamina Foundation, era stata bloccata dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dopo che il comitato tecnico di esperti medici lo aveva bocciato in quanto "privo di consistenza scientifica". Lo stesso Vanoni ha commentato: “Oggi c'è rabbia, perché molte delle persone in piazza combattono ogni giorno contro la morte chiedono un decreto d'urgenza e lo sblocco delle liste d'attesa a Brescia, dove da giugno è stato fatto un solo nuovo carotaggio”.