È questione di tempo – meno di tre anni – ma sono in dirittura d’arrivo i primi farmaci senza interferone per la cura dell’epatite C. “Arriveremo alla guarigione nel 90-95 per cento dei casi", garantisce Antonio Gasbarrini, direttore della divisione di medicina interna e gastroenterologia del Policlinico Gemelli di Roma e presidente della fondazione italiana Ricerca in epatologia.

Gli studiosi sono convinti che eliminare l’interferone consentirà la soppressione dei troppi effetti collaterali che si registrano soprattutto nei malati di cirrosi. All’ultimo congresso dell’American Association for the Study of Liver Diseases Boston, la Gilead Sciences ha annunciato di aver quasi completato l’implementazione di una terapia senza interferone a base di sofosbuvir (GS-7977), GS-5885 e ribavirina. Intanto gli esperti di epatologia fanno i conti con un nemico non meno subdolo.

Nel mirino il cosiddetto binge-drinking – la pratica di consumare, soprattutto nel weekend, diverse bevande alcoliche in grandi quantità e in un breve arco di tempo, ma a stomaco vuotoche può portare degli effetti catastrofici se unita con scorpacciate di junk food e all’assenza di attività sportiva.

Aumentano i casi di giovani che soffrono di patologie reversibili come le steatosi , che se non curate rischiano anche di portare anche a cirrosi. La soluzione resta la prevenzione.

I medici consigliano in primo luogo di limitare il consumo di alcool: un massimo di 20 grammi giornalieri per gli uomini, pari a un bicchiere e mezzo di vino, e 15 grammi, vale a dire non più di un bicchiere, per le donne. A patto però che si sia in piena salute e che le bevande siano consumate soltanto durante i pasti.

Secondo una ricerca dell’Istituto superiore di sanità circa 4 milioni i giovani italiani vittime del cosiddetto binge-drinking. Stando allo studio 1,3 milioni i ragazzi tra gli 11 e i 25 anni bevono in modo occasionale. Senza dimenticare che una fetta tra il 10 e il 20 per cento della popolazione soffre normalmente di fegato grasso.