Farmacia.it - 16 aprile 2004 La musica, si sa, è nostra compagna un pò in tutti i momenti della vita, forse soprattutto in quelli tristi. Canticchiare la nostra canzone preferita ci fa sentire meglio e ci libera dai pensieri cattivi. Ma se fino ad oggi queste erano solo considerazioni empiriche, ora si ha una conferma anche dal mondo scientifico. Secondo il professor Flaminio Cattabeni, farmacologo del centro di Eccellenza delle malattie neurodegenerative dell'Università degli Studi di Milano, ascoltare canzoni fa bene al cervello perché attiva zone celebrali che procurano piacere. Per questo motivo, il bel "motivetto che ci piace tanto", come recitava un brano del passato, si è tentati ad ascoltarlo più volte ed a impararne i testi a memoria. Diversamente canzoni non gradite attivano aree diverse e non siamo portati a ripetere l'ascolto. In realtà, però, c'è da dire che sin dall'antichità si è sempre riconosciuto un alto valore alla musica, soprattutto in ambito medico. Già agli inizi del 1800 fu scritto un libro dal titolo "Trattato sull'influenza della musica sul corpo umano" (autore Pietro Linchenthal). Oggi esistono vere e proprie teorie che affidano alla musica un valore terapeutico sostenendo che essa possa essere un mezzo per superare paure, timidezze, insicurezze e, in generale, conflitti interiori. Di qui il termine musicoterapia, introdotta in Italia negli anni '70. Dai musicoterapeuti suoni e parole sono intesi come terapia per migliorare e conservare la salute fisica e mentale di un individuo. Ascoltare un brano incide positivamente o negativamente sull'equilibrio psico-fisico di una persona perché la musica non passa attraverso i ragionamenti logici ma arriva direttamente alla sfera sentimentale. Maria Grutt