In collaborazione con SaluteItalia.net Le emorroidi rappresentano un'alterazione anatomica, e come tali non possono essere eliminate completamente solo con le medicine. I farmaci, usati sia localmente sia per via generale, possono tenere sotto controllo la situazione e ridurre il rischio di complicazioni, ma non possono correggere la modificazione strutturale delle vene. La cura va quindi scelta caso per caso, in base alla condizione. I farmaci In genere, nelle prime fasi può essere utili l'applicazione regolare di pomate o gel con sostanze anestetiche che possono ridurre il dolore. A questi si possono associare farmaci efficaci sulla circolazione venosa, in grado di rinforzare le pareti ed eventualmente derivati del cortisone, utili per controllare l'infiammazione associata al rigonfiamento venoso. I preparati per terapia topica, in genere, possono essere applicati come supposte in caso emorroidi interne e in pomata o altre soluzioni per quelle esterne. La chirurgia Con questo approccio medico, e facendo molta attenzione all'igiene, si può ritardare la necessità di un trattamento chirurgico. Questo può essere effettuato con diverse tecniche. Iniezioni sclerosanti. Il medico pratica un'iniezione direttamente nella vena emorroidaria, immettendo al suo interno un liquido che la rende sclerotica, cioè la fa chiudere, eliminandola quindi dalla circolazione. Il trattamento va effettuato specificamente in ogni vena. Crioterapia. Si pratica utilizzando quasi sempre l'azoto liquido, applicato direttamente sulla vena dopo un'anestesia locale. La sostanza viene applicata a temperature inferiori ai 200 gradi, e provoca l'immediata necrosi delle pareti della vena colpita, che quindi viene 'distrutta' ed eliminata. Elettrocoagulazione. L'obiettivo è lo stesso della crioterapia, solo che in questo caso si ottiene con il passaggio di energia elettrica. Anche questo trattamento va effettuato in anestesia locale. Legatura elastica. Con questa cura il medico va a 'strangolare' la vena emorroidaria. In pratica infatti viene applicato alla base della vena una sorta di laccio elastico, che va a chiudere completamente l'accesso del sangue al vaso. Dopo qualche giorno la vena, che non riceve più sangue, viene distrutta e cade. Emorroidectomia chirurgica. L'operazione, che viene effettuata in anestesia generale, prevede l'asportazione con il bisturi delle vene rigonfie. Richiede alcuni giorni di ricovero e può risultare molto dolorosa, come del resto tutti gli interventi in questa zona. Negli ultimi tempi è stata messa a punto una nuova tecnica. Si tratta di un intervento che utilizza una particolare suturatrice. I gavoccioli venosi (cioè i gruppi di vene rigonfiate), vengono 'fissati' alla mucosa con piccole graffette meccaniche, 'sparate' dalla suturatrice. In questo modo la vena viene bloccata e chiusa alla base. E quindi, non potendo più essere rifornita di sangue, tende da solo a rimpicciolire fino a cadere in maniera del tutto indolore. L'intervento dura molto meno rispetto all'operazione tradizionale