In collaborazione con SaluteItalia.net Un corpo umano di medie dimensioni è formato da circa 75 mila miliardi di cellule, ognuna delle quali è grande, più o meno, 20 millesimi di millimetro: per avere un'idea delle dimensioni della singola cellula, basti pensare che per coprire la capocchia di uno spillo, ne occorrerebbero circa diecimila. Migliaia di queste cellule, in molti organi, sono cellule staminali. Sono cioè cellule 'bambine', ancora indifferenziate, teoricamente in grado di evolversi per dare forma e vita a un organo o a un muscolo, o a una qualunque altra parte dell'organismo. «Possiamo pensare che un giorno sarà possibile estrarle, farle crescere e moltiplicarle, indirizzarle a un certo scopo, e poi reimpiantarle nell'organismo: per esempio, per ricostruire il fegato o il cuore senza doverli trapiantare, o per curare malattie degenerative come l'Alzheimer o il Parkinson o la sclerosi multipla», sostiene il genetista Edoardo Boncinelli, che dirige il laboratorio di biologia molecolare dello sviluppo dell'Istituto scientifico San Raffaele di Milano. La sua non è un'opinione isolata. Il settimanale Science, organo dell'Accademia americana per il progresso della scienza (Aaas), ha eletto la ricerca sulle cellule staminali adulte "scoperta dell'anno 1999". Ecco la motivazione: "Sfidando decenni di conoscenze date per acquisite, alcuni ricercatori nel 1999 hanno scoperto che le cellule staminali di individui adulti conservano la proprietà giovanile di formare parecchi diversi tipi di tessuti: cellule del cervello possono diventare cellule del sangue, e cellule estratte dal midollo osseo possono diventare fegato". Una vera rivoluzione, che, fra qualche anno, probabilmente fornirà ai medici nuovi strumenti per "riparare" organi difettosi, o curare malattie finora inguaribili. Vediamo come si è arrivati a questa svolta, che ha visto tra i protagonisti anche scienziati italiani. E quali sono le reali prospettive.