Come è noto l'Italia ha, purtroppo, una grande familiarità con i terremoti ed è in questi momenti che si fa tesoro delle esperienze pregresse e si mette in moto la macchina dei soccorsi in aiuto delle popolazioni colpite. La i costituita dopo il terremoto dell'Irpinia è impegnata nelle attività di " Previsione e prevenzione dei rischi, soccorso delle popolazioni colpite, contrasto e superamento dell'emergenza e mitigazione del rischio sono le attività di protezione civile individuate dalla legge n. 225/92, istitutiva del Servizio Nazionale." (Dal sito istituzionale). Secondo l'Istituto Superiore della Sanità gli interventi necessari nei momenti immediatamente successivi ad un evento come quello avvenuto poche ore fa tra Umbria, Lazio ed Abruzzo devono essere rivolti da subito alle persone che hanno subito un danno diretto.

Il terremoto di oggi mostra già un pesante bilancio di vite umane, in una situazione come quella attuale normalmente la popolazione in pericolo di vita può essere compresa tra l'1% ed il 5%, mentre le persone ferite potrebbero essere fino a 10 volte in più. Quindi in questi casi è urgente organizzare gli interventi prestando le prime cure ai feriti ed organizzando le normali attività verso le persone decedute.

I feriti, come le esperienze precedenti hanno insegnato, presentano principalmente traumi per contusione, fratture e, nel caso di persone estratte dalle macerie, e lesioni da compressioni viscerali, che devono essere trattati come da normale routine. Secondo un articolo pubblicato sul sito dell'ISS nelle 48 ore successive al sisma tutti i feriti sono stati visitati ed hanno ricevuto cure adeguate al loro stato grazie alla capillarità delle strutture sanitarie italiane. Si rende, quindi, superfluo il montare ospedali da campo con unità chirurgiche per interventi sul posto, mentre sono più utili ambulatori di smistamento per valutare ed indirizzare verso le strutture più adeguate, caso per caso, le persone ferite.

Immediatamente dopo le prime fasi si passa alla sistemazione della popolazione in campi di emergenza, che vanno poi monitorati da un punto di vista sanitario e, elemento molto importante, il coordinamento tra le varie strutture intervenute sul posto, infatti molto spesso vengono avviate attività simili senza che ci sia la necessaria comunicazione. In seguito si passa alla sorveglianza sindromica, un attività di monitoraggio quotidina tra i vari campi mirata a segnalare episodi acuti come febbri, diarree, infezioni respiratorie etc, ed individuare e bloccare focolai epidemici.

Una volta sistemata la popolazione nei campi si stima che questa sia composta da almeno il 30% da anziani e dal 10% da bambini, ai primi va assicurata la continuità terapeutica per la cura delle patologie croniche di cui potrebbero essere affetti (Ipertensione, diabete, affezioni osteoarticolari etc), mentre ai secondi va ricostruita la loro storia sanitaria per garantire la continuità profilattica già fissata ed evitare azioni di massa indiscrimante e sopratutto inutili in questi casi.
Durante eventi simili interviene un grtan numero di persone, professionisti e volontari del soccorso, che devono osservare le normali procedure di salvaguardia della propria salute, prestando la massima attenzione, sopratutto ai rischi di ferite dovuti alle attività fisiche, traumi e inalazione di polveri.

Chiara Marzano