Si abbassa l’aspettativa di vita: metà popolazione è in sovrappeso. La statistica dell’Istat rivela che nel 2015 la speranza per gli uomini è stata di 80,1 anni, mentre per le donne, 84,7 anni.
Secondo una recente statistica annunciata dall’Istat, l’aspettativa di vita degli italiani si è abbassata e la maggior parte della popolazione è in sovrappeso (3 milioni in Campania). I dati parlano di una media di 80,1 anni per gli uomini e di 84,7 anni per le donne. Un fattore che ha come protagonista la mancata prevenzione che riguarda tutte le regioni italiane (seppure con le dovute differenze). Ad affermarlo è il rapporto Osserva Salute 2015, un’analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle regioni presentata al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma.

Aspettativa di vita: è importante fare uno stile di vita corretto
“Il calo è generalizzato per tutte le regioni - spiega Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio sulla Salute delle Regioni, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma -. Normalmente perdere un anno ogni quattro è un segnale d’allarme, anche se dovremo aspettare l’anno prossimo per vedere se è un trend. Siamo il fanalino di coda nella prevenzione nel mondo e questo ha un peso. Vi pare normale – prosegue - che in alcune regioni, in particolare quelle del Sud, non sia ancora stato attivato lo screening per il cancro al colon retto? Ciò significa condannare a morte tantissimi cittadini. La genetica degli italiani è incrociata, nel senso che è il risultato dell’incontro di diversi popoli e quindi è molto resiliente, ma certamente negli ultracentenari che abbiamo non si trovano persone che nella loro vita sono state sedentarie, né persone che hanno bevuto più di qualche bicchiere di vino a tavola, né persone che hanno mangiato carne rossa e patatine tutti i giorni, così come non si trovano fumatori. Insomma - conclude Ricciardi -, per essere ultra centenario occorre certamente la genetica, ma sono anche necessari degli stili di vita corretti”.

“Sono da verificare - aggiunge il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha quindi trasmesso il rapporto OsservaSalute alle direzioni competenti, quelle per la Programmazione e Prevenzione. Qualora i dati risultassero veri, - prosegue - ciò evidenzierebbe un concetto che sosteniamo da tempo, e cioè la necessità di investire di più in prevenzione, in tutte le regioni. Partendo dai corretti stili di vita: mangiare in modo sano, evitare il consumo di alcol, no al fumo e alle sostanze stupefacenti, eseguire vaccinazioni e screening secondo i consigli della scienza sono le direttrici principali. Per quanto riguarda la mancata prevenzione – conclude - penso in particolare al vaccino antinfluenzale, che ha fatto solo il 45% degli anziani, alcuni dei quali sono morti proprio per le complicanze dovute all’influenza”.

“C’è un decremento nel consumo di 5 porzioni e più al giorno di verdura, ortaggi e frutta - spiega il rapporto -: nel periodo 2005-2014 si passa dal 5,3% della popolazione (che mangiava le famose 5 porzioni al dì, ndr) al 4,9%”.

Sebbene il calo sia generalizzato, la provincia autonoma di Trento vanta, sia per gli uomini che per le donne, la maggiore longevità (il segreto è nascosto in 5 geni) (rispettivamente 81,3 e 86,1 anni). In fondo alla classifica c’è la Campania, con la speranza di vita alla nascita più bassa: 78,5 anni per gli uomini e 83,3 per le donne. Tra le cause di morte (dati 2012), quelle più frequenti sono le malattie ischemiche del cuore (ischemia, infarto, angina pectoris), responsabili di 75.098 morti (più del 12% del totale). Seguono le malattie cerebrovascolari come trombosi o ictus (61.255 morti, quasi il 10% del totale) e le altre malattie del cuore non di origine ischemica (48.384 morti, circa l’8% del totale).

Inoltre, negli anziani ultra 65enni, la copertura non ha raggiunto in alcuna regione i valori considerati minimi (75%) e ottimali (95%). Dal 2003-2004 al 2014-2015, per quanto riguarda la copertura vaccinale degli ultra 65enni, c’è stata una diminuzione a livello nazionale del 22,7%: dal 63,4% al 49%. C’è poi la questione delle vaccinazioni per l’infanzia (Oms si indigna, crollano i vaccini per i bimbi). Se nel 2013, per quelle obbligatorie (tetano, poliomielite, difterite ed epatite B) era stato raggiunto l’obiettivo minimo stabilito dal Piano nazionale prevenzione vaccinale ovvero il 95% di copertura entro i 2 anni di età, nel periodo 2013-2014 i valori erano al di sotto del minimo, pur rimanendo al di sopra del 94%. Stesso andamento al ribasso per alcune vaccinazioni raccomandate, come l’anti-Hib e la pertosse.

C’è tuttavia, qualche buona notizia sul fronte degli stili di vita: gli italiani fumano un pò meno (i fumatori nel 2014 erano circa 10 milioni, il 19,5% della popolazione di 14 anni e oltre: 6 milioni di uomini e 4 milioni di donne; nel 2010 fumava il 22,8% degli over 14), sono leggermente più attivi e meno sedentari. Nel 2014 è aumentata anche la percentuale degli italiani che non bevono alcolici, pari al 35,6% degli individui di età superiore agli 11 anni rispetto al 2013 (34,9%). Ma di contro restano obesi o in sovrappeso e mangiano sempre meno frutta e verdura. Aumentano anche coloro che, pur non praticando uno sport, svolgono un’attività fisica (percorrono almeno 2 km al giorno a piedi, nuotano, vanno in bicicletta). Ma, nonostante i problemi fin qui elencati, l’Italia si conferma patria di tanti ultracentenari e di tantissimi giovani anziani (65-74enni), che sono in aumento.