In collaborazione con SaluteItalia.net La scoperta del codice della vita porrà problemi etici che vanno affrontati fin da ora e che chiama in causa, per esempio, la riservatezza dei dati genetici e il valore predittivo dei test. Sono in molti a sottolineare la necessità di norme etiche e di leggi per proteggere l'individuo da possibili abusi della conoscenza del suo Dna. Il possibile problema è la 'discriminazione genetica', ossia l'uso delle informazioni genetiche di un individuo da parte del datore di lavoro o delle compagnie assicurative, o anche a scopi eugenetici, cioè per 'migliorare' la salute della popolazione. Si tratta di norme e regole che sia le comunità scientifiche sia le organizzazioni politiche e sociali internazionali chiedono con urgenza. «Sono eticamente leciti i test genetici», dice il Comitato nazionale per la bioetica, «purchè però non siano utilizzati a fini discriminatori». Il Comitato rivolge, fra l'altro, un invito alle compagnie di assicurazioni ad astenersi dal prendere in considerazione le informazioni genetiche. I test, sostiene il Comitato: devono contribuire alla diagnosi di malattia e al miglioramento della salute; deve essere garantita la riservatezza dei risultati; prima di effettuare screening di massa devono essere valutati i costi ed i benefici, va affermato il diritto a 'non sapere'; il trattamento dei dati deve essere limitato alle informazioni e alle operazioni per tutelare l'incolumità fisica e la salute dell'interessato, di una persona terza e della collettività. Contro l'uso improprio di dati genetici, il Garante ha indicato alcune regole: 1)Ratifica dell'Italia della convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo e la biomedicina. 2)Modificare l'articolo della direttiva Ue sulle biotecnologie che consente la possibilità di brevettare il genoma umano. 3)Istituire un Comitato ad hoc per i controlli di qualità dei laboratori italiani che fanno test genetici. 4)Promuovere la formazione degli operatori. 5)Bloccare il commercio senza regole di informazioni.