Addio ai vecchi e cari ferri del mestiere come bisturi e stetoscopi. Sono già pronti a sostituirli bracci robot meccanici ed ecografi portali hi tech. Ad anticipare questa tendenza è stata l’Associazione internazionale dei cardiologi, plaudendo alle novità e s spiegando che questi strumenti, una volta finiti in soffitta, potranno lasciare lo spazio a mezzi capaci di permettere diagnosi e di effettuare esami ancora più accurati. La cosatra l’altro messa nero su bianco sull’autorevole rivista della categoria “World heart federation” – ha lasciato perplessi molti medici, soprattutto quelli che hanno un maggiore rapporto con i pazienti.

Tra questi un luminare come il professor  Francesco Fedele, già presidente della Società italiana di Cardiologia (Sic) e presidente della Fondazione italiana cuore e circolazione, che interpellato dall’AdnKronos ha spiegato: “In medicina gli strumenti tecnologici sono importanti per un medico. Ma ancora di piu' lo e' un'impostazione di base corretta. Lo stetoscopio ad esempio, a mio avviso, non potrà mai essere sostituito da uno scanner hi-tech. Anche perché lo stetoscopio è uno di quei mezzi che mettono il medico in contatto diretto col malato”. Al riguardo è indicativa una ricerca arrivata dall’America una ricerca che avverte su come si stanno modificando i rapporti tra sanitati e i pazienti. In estrema sintesi, i medici stanno troppo dietro a uno schermo, con il risultato che quando “effettuano delle visite trascorrono circa un terzo del tempo utilizzando il pc o altri dispositivi elettronici, dialogando meno di quanto potrebbero con i pazienti e non sfruttando a pieno il loro occhio clinico”.

Questo denuncia uno studio effettuato dalla Northwestern University, negli Usa, e pubblicata online sulla rivista International Journal of Medical Informatics. Risultato? Le nuove tecnologie, “pur fornendo attraverso il pc e gli altri dispositivi tecnologici delle facilitazioni ai medici, permettono di inserire ed elaborare tutti i dati necessari a fare delle diagnosi più approfondite, ma rischiano di portare a una minore capacità di ascolto, di problem-solving e di pensiero creativo”.

Attraverso telecamere nascoste, e monitorando oltre cento visite, i medici dela Northwestern University hanno capito che “non solo i professionisti parlavano meno con i pazienti che avevano davanti e allenavano meno il loro occhio clinico, ma i pazienti stessi erano portati a guardare a loro volta lo schermo durante la visita, non arrivando però nella maggior parte dei casi a comprendere esattamente le informazioni che li riguardavano”. Prova a trovare una mediazione il professor Fedele: “Io sono favorevole alla tradizione. La tecnologia è importante, ma deve essere di supporto a un'impostazione di base. Uno specialista che si affida solo alle tecnologie e alle immagini, è pericoloso. Si rischia di creare la figura del medico guardone”.