La crisi si fa sentire dappertutto e anche a tavolo, ma nel 2013 il cibo low cost è l'unico settore che ha fatto registrare un aumento delle vendite. Cambiano i consumi delle famiglie italiane che per alimentari e bevande nel 2012 hanno speso 117 miliardi, con un calo del 6,3 per cento dal 2008. Una storica inversione di tendenza provocata dall'aumento degli acquisti di cibo low cost con oltre sei famiglie italiane su dieci (62,3 per cento) che hanno tagliato quantità e qualità degli alimenti
 
Ma da quanto emerge dal primo dossier sui "Rischi dei cibi low cost" presentato dalla Coldiretti a Bruxelles, nel primo trimestre dell'anno si è registrato un balzo record nel numero di notifiche nazionali al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa, prima dell'inizio della crisiSecondo il Rapporto, l'80 per cento degli allarmi alimentari è provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall'Unione Europea.
 
Nel 2012 a salire sul podio sono stati Cina, India e Turchia. La relazione sul sistema di allerta rapido sui rischi alimentari nell'Unione Europa - sottolinea la Coldiretti - ha registrato allarmi sull'importazione di nocciole e pistacchi dalla Turchia, contaminati per la presenza di muffe e aflatossine e spesso utilizzati per snack low cost. Un nuovo allarme riguarda il rischio della contaminazione da organismi geneticamente modificati (Ogm). Mentre l'ultimo Rapporto annuale sui residui dei pesticidi negli alimenti elaborato dall'Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) evidenzia risultati particolarmente negativi per il pepe indiano (irregolare il 59 per cento dei casi), per il pomodoro cinese (irregolare il 41 per cento), per le arance egiziane (irregolare il 26 per cento), per l'aglio argentino (irregolare il 25 per cento) e per le pere slovene (irregolare il 25 per cento). La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione
 
L'Italia - sottolinea Coldiretti - importa dall'estero circa il 25 per cento del proprio fabbisogno alimentare e il flusso riguarda anche prodotti fuori stagione: sono quasi 227 milioni i chili di frutta e verdura giunti nel 2012 in Italia dall'Africa: dai fagiolini del Marocco (irregolari nel 15 per cento dei casi) alle fragole etiopi (irregolari nel 16 per cento dei casi), ai piselli del Kenya (irregolari nel 38 per cento dei casi) o ancora i peperoni dell'Uganda (irregolari addirittura nel 48 per cento dei casi). In quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate