Dopo le polpette anche i dolcetti al cioccolato, i chokladkrokanttarta, non sono più in vendita nei negozi Ikea di 23 Paesi tra cui l’Italia. Il ministero della Salute ha precisato, comunque, che in Italia “non sono presenti lotti” delle torte dell'Ikea contaminate da batteri coliformi. Oltre alle tortine al cioccolato Ikea, sono in tutto 247 i prodotti alimentari in cui le autorità cinesi hanno rilevato problemi e hanno dunque bloccato a gennaio, nel quadro di un'operazione di controllo qualità. Secondo la notizia diffusa dallo “Shanghai Daily” si tratta soprattutto di alimenti, ma anche di creme solari Shiseido in cui sarebbero state rilevate tracce di cadmio
 
Tra i prodotti in cui sono state rilevate delle irregolarità ci sarebbero anche bevande, biscotti, snack, passata di pomodoro e brandy. I prodotti sarebbero risultati scaduti o con livelli eccessivi di concentrazioni batteriche, metalli pesanti, additivi o sostanze non consentite.
Per quanto riguarda i formaggi Kraft, sarebbero stati distrutti perché scaduti, ma l'azienda ha precisato che si trattava di campioni non destinati alla vendita e importati in quantità molto limitata (41 kg). Le barrette di cioccolato della Nestlè, invece, sarebbero state importate dall'Italia da un venditore cinese non autorizzato e non dalla Nestlè China, ha precisato la stessa azienda.
 
Sulla vicenda la Confederazione italiana degli agricoltori ha espresso molta preoccupazione: “La sicurezza alimentare non può essere un problema minore, la qualità degli alimenti deve essere controllata e garantita da aziende e industrie che producono e vendono cibo. 'I risultati delle prime analisi sui campioni arriveranno in teoria nelle prossime 48 ore, ma prima di capire se ci sono pericoli per la salute oppure no, è già evidente che si tratta di un'ennesima notizia che disorienta e mina la fiducia dei consumatori, già scossi dalla vicenda della carne di cavallo. Oggi i tre quarti dei cittadini europei esprimono preoccupazione sulla sicurezza del cibo e il continuo rincorrersi di episodi del genere certo non aiuta, anzi ha effetti diretti sui consumi alimentari già sottoterra per colpa della crisi”.