L’Aids flagella ancora milioni di persone nei Paesi più poveri del mondo. Anche in quest’ottica i ricercatori del California Institute of Technology hanno ideato un aggeggio portatile in grado di diagnosticare velocemente questa malattia e le altre patologie che sono causa di epatiti nei Paesi più poveri al mondo. Dove, non va dimenticato, mancano le strutture necessarie e primarie per l'assistenza. Anche per questo stiamo parlando di uno strumento, si legge in una nota, “piccolo abbastanza da stare in uno zaino e facile da usare come un lettore Dvd. Alla base dello strumento c'è la Pcr, la tecnologia che consente di amplificare il Dna virae per renderlo facilmente individuabile”. Soprattutto il gruppo di lavoro ha ottenuto di far scendere il prezzo da 5mila a mille dollari ad appena 5 dollari per ogni analisi.

Questo risultato si è ottenuto perché l’ultima evoluzione funziona con batterie ricaricabili, e gira grazie a un chip capace di analizzare differenti patogeni: in primis Hiv e virus della tubercolosi, ma anche quelli che causano le infezioni respiratorie, la diarrea o la malaria. Intanto un gruppo di ricercatori dell'università Cattolica di Roma è arrivata alla conclusione che il virus dell'Aids compromette anche la capacità dei pazienti e delle persone che hanno contratto l’Hiv di riconoscere le emozioni sul volto degli altr. In particolare le espressioni facciali che rivelano la paura e la felicità.

Come si legge sulla rivista open access Bmc Psychology, lo studio coordinato dalla professoressa Maria Caterina Silveri, responsabile dell'Ambulatorio Clinica della Memoria - Unità Operativa Day Hospital Geriatria dell'Università Cattolica – e condotto dalla dottoressa Eleonora Baldonero, ha portato alla scoperta di queste defaillance nel naturale sistema di riconoscimento delle emozioni altrui. E parliamo di un calo dell’empatia al quale seguono rilevanti  aumenti di deficit di memoria a breve termine e più in generale di disturbi cognitivi.

Così è facile immaginare una relazione tra la capacità di riconoscere le espressioni facciali e altre abilità cognitive, che dipendono dall'attività di strutture cerebrali complesse come la cosiddetta amigdala: cioè un’area importante per l'emotività, dove nasce per esempio la sensazione della paura alla base della percezione dei pericoli. Conclude la dottoressa Baldonero: “L'aspettativa di vita delle persone con Hiv/Aids è notevolmente aumentata negli ultimi anni grazie alle nuove terapie antiretrovirali, con la conseguente necessità di affrontare alcuni aspetti che riguardano la loro qualità della vita, come le problematiche di tipo neurocomportamentale, che noi abbiamo analizzato nel nostro lavoro per quel che attiene l'emotività”.