Emicrania e bimbi, un binomio che in Italia è sinonimo di allarme: basta un diario, eppure ci sono troppi ritardi nelle diagnosi. I medici lanciano l’allerta.

I neurologi riuniti a Capri per i corsi delle Scuole di Paidoss, Osservatorio nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza lanciano l’allarme: il 5% dei bambini soffre di emicrania, per arrivare a dieci su cento se si includono i ragazzini fino a dodici anni (e in primavera c’è un’impennata). Ma a preoccupare sono gli enormi ritardi nella formulazione delle diagnosi corrette: ci vogliono in media due anni dai primi sintomi, spiega Bruno Colombo, responsabile del centro per la cura e la diagnosi delle cefalee dell'età pediatrica ed adulta dell'università Vita-salute, ospedale San Raffaele di Milano. “È per questo - spiega il dottor Colombo - che servono programmi per rendere più partecipi i pediatri. Serve una cultura della patologia anche minima per riuscire a cogliere il 'sommerso', tutti quei casi che arrivano troppo tardi, dopo essere passati magari da specialisti non idonei, come l'odontoiatra, o attraverso test diagnostici costosi e non conclusivi".

Ridurre tempi così inaccettabili, sarebbe però piuttosto semplice: gli specialisti invitano a tal proposito i genitori a tenere un "diario del mal di testa" e compilare un semplice questionario di 5 domande a cura dei pediatri.  

Figli con l’emicrania: consigli ai genitori

"Il genitore dovrebbe iniziare a preoccuparsi innanzitutto se anche lui soffre di emicrania  -  sottolinea l'esperto - ;  la familiarità, infatti, aumenta del 40% il rischio, e del 70% se a soffrirne sono entrambi i genitori. Poi si deve osservare il comportamento del bambino, che spesso non è in grado di comunicare bene il dolore. Un bimbo che soffre di emicrania si ritira dalle attività sociali, evita gli sforzi, ha tutta una serie di comportamenti che devono essere presi sul serio, mentre qualche volta si è portati a pensare che sono un modo per attirare l'attenzione. Ha sintomi come nausea e vomito, fotofobia. Il pediatra, poi, con poche domande mirate può confermare il sospetto".

Fondamentale tenere perciò un "diario del mal di testa" dove registrare gli attacchi di mal di testa, e scrivere anche che cosa si è mangiato o assunto, per capire se c’è qualcosa che innesca l’emicrania (spesso è colpa dei radicali liberi).

"La prima cosa che chiediamo ai genitori  - spiega Colombo -  è appunto tenere un diario delle crisi. Se si supera il limite di 4 attacchi al mese, interveniamo. Dal punto di vista della terapia stiamo ottenendo buoni risultati con la Ginkgolide B insieme a coenzima Q10, vitamina B12 e magnesio, anche il Partenio che ha caratteristiche ipotensive, tutte sostanze naturali, mentre in casi più gravi si possono usare gli antidolorifici a minore impatto. Servono comunque studi più larghi su questi nutraceutici. Ci sono poi dei cambiamenti di stili di vita, a cominciare dall'eliminazione di alcuni cibi, che possono aiutare. L'importante è non affidarsi al 'fai da te', come fanno ad esempio certe mamme che danno al figlio i loro stessi farmaci".