Allattamento seno: Unicef denuncia un neonato su due, non lo riceve alla nascita 

Quell’appena cominciata (Lunedì 1 Domenica 7 agosto 2016) è  la settimana mondiale dell’allattamentol’Unicef coglie l’occasione per ricordare che nel mondo, solo il 43% dei bambini sotto i 6 mesi viene allattato esclusivamente al seno. 

«Far passare troppo tempo tra la nascita e il primo contatto del bambino con la madre diminuisce le sue possibilità di sopravvivenza, limita la produzione del latte materno e riduce le possibilità di un allattamento esclusivo al seno» afferma France Bégin, UNICEF Senior Adviser per la nutrizione infantile. «Se tutti i bambini ricevessero soltanto latte materno dal momento della nascita fino al sesto mese di vita, ogni anno si salverebbero oltre 800.000 vite.»

Unicef continua denunciando che  1 neonato su 2 - circa 77 milioni di neonati - non viene allattato al seno nell’arco di un’ora dalla nascita, non ricevendo così elementi nutritivi essenziali, anticorpi e il contatto con il corpo della madre che li protegge da malattie e morte. 

Più lungo sarà questo ritardo  più aumenta il rischio di mortalità neonatale (decesso entro il primo mese di vita). Secondo le statistiche ritardare l’allattamento tra 2 a 23 ore dopo la nascita aumenta del 40% il rischio di morte entro i primi 28 giorni di vita del bambino, mentre prolungare il ritardo oltre le 24 ore comporta un incremento dell’80% del rischio di mortalità neonatale”. 

Continuando nella nota diffusa leggiamo che “L’allattamento materno è il primo vaccino di un bambino, la prima e la migliore protezione possibile dalle malattie. Considerato che quasi la metà di tutte le morti di bambini sotto i cinque anni sono neonati, si comprende quanto l’allattamento al seno può fare la differenza tra la vita e la morte.” 

I dati diffusi dall’Unicef mostrano  inoltre che, negli ultimi 15 anni, il tasso di allattamento al seno entro un’ora dal parto è cresciuto troppo lentamente. In Africa, dove si registrano i livelli di mortalità infantile sotto i 5 anni più alti al mondo, il tasso di allattamento al seno immediato è aumentato solo del 10% dal 2000 a oggi in Africa orientale, mentre è rimasto invariato in Africa centrale e occidentale. Anche in Asia meridionale, dove il tasso di allattamento al seno immediato è triplicato negli ultimi 15 anni - passando dal 16% nel 2000 al 45% del 2015 - il progresso è comunque insufficiente: ben 21 milioni di neonati ogni anno aspettano troppo a lungo prima di essere allattati al seno. 

Secondo i dati Unicef le donne continuano a non ricevere l’aiuto necessario per iniziare ad allattare al seno subito dopo il parto, anche quando sono seguite da un medico, da un’infermiera o un’ostetrica. Ad esempio In Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale le donne che accedono a un parto medicalmente assistito hanno meno probabilità di iniziare ad allattare entro la prima ora di vita del bambino, rispetto alle donne che partoriscono assistite da personale non qualificato o da parenti. Nutrire i bambini con alimenti liquidi o solidi diversi dal latte materno è un’altra ragione per cui l’allattamento al seno viene ritardato. In molti paesi, è consuetudine dare a un bambino nei primi tre giorni di vita sostituti del latte materno, come latte vaccino o acqua zuccherata. Quasi metà di tutti i neonati ricevono qualche tipo di surrogato del latte materno. Quando vengono somministrati nelle prime ore di vita alimenti alternativi, le mamme allattano meno spesso, rendendo così più difficile iniziare o continuare l’allattamento stesso. I bambini che non vengono allattati al seno hanno 14 probabilità in più di morire rispetto a quelli allattati esclusivamente al seno.I bambini che non ricevono affatto latte materno hanno 7 volte più probabilità di morire per infezioni rispetto a quelli che hanno ricevuto almeno un po’ di latte materno nei primi 6 mesi di vita.