Cancro: oggi 7 persone su 10 lo sconfiggono. Secondo il report sullo Stato di Oncologia 2016, si fa però un uso improprio dei marcatori tumorali anche quando non ce n’è bisogno.
Il report sullo Stato dell'Oncologia del 2016, curato dall'Aiom e presentato al Senato con la partecipazione del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, una guida con notizie e consigli per addetti ai lavori e utenti comuni, rivela che la sopravvivenza al tumore (una scia per sconfiggere le recidive) è aumentata. Ma che nel modo di affrontarlo ci sono ancora alcuni errori da correggere, come l'uso improprio dei marcatori tumorali.

Cancro: I dati confermano una riduzione della mortalità nei due sessi
"La soluzione è rappresentata dalla uniformazione a livello nazionale delle indicazioni per un loro uso appropriato, - spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom, - e per questo entro il 2016 presenteremo un documento condiviso con altre società scientifiche".
“Fino a oggi nessun marcatore si è dimostrato utile per la diagnosi precoce. - sottolinea Giuseppe Procopio, consigliere Aiom e dirigente medico nell'Istituto tumori di Milano. - Quindi non andrebbero utilizzati al di fuori dell'ambito strettamente clinico, dove sono impiegati in pazienti che hanno già avuto una diagnosi di alcune specifiche neoplasie e solo in due situazioni: per la valutazione della risposta al trattamento e – conclude - per la diagnosi di recidiva di malattia in pazienti già trattati".
"Lo screening per il carcinoma prostatico mediante Psa rappresenta, al momento, l'esempio più importante del grave rischio di sovradiagnosi e sovratrattamento conseguenti ad un intervento a scopo di prevenzione, - si legge nel rapporto Aiom. - In un'ottica di screening è stato calcolato che per prevenire un decesso per tumore della prostata è necessario diagnosticarne 33: nella maggior parte dei casi, diagnosticare significa trattare anche in presenza di un tumore a basso rischio di progressione e, per ogni vita salvata, si verificano 4 casi di impotenza e 1 di incontinenza urinaria".
Dunque, se ne fanno troppi e senza motivo anche a pazienti per i quali non c'è alcun sospetto di malattia neoplastica (la prevenzione non ha età). Nel 2012 sono stati eseguiti oltre 13 milioni di test a scopo diagnostico a fronte degli attuali tre milioni di pazienti oncologici. I marcatori tumorali non andrebbero usati come strumenti di screening del cancro, né tantomeno rappresentare test diagnostici in presenza di sintomi.
Nel 2015 è stata pubblicata la quinta edizione de I numeri del cancro in Italia 2015, frutto della collaborazione di Aiom e Airtum, un lavoro coordinato da Stefania Gori. I dati sono stati raccolti grazie ai 43 Registri tumori attivi in Italia, unico strumento di monitoraggio della patologia oncologica. I dati 2015 rivelano 363000 nuovi casi (194000 negli uomini e 169000 nelle donne, con circa 1000 nuove diagnosi al giorno). I tumori più frequenti?  Negli uomini la classifica è guidata dal tumore della prostata (20%) (ecco i campanelli d’allarme) seguito da quello del polmone (15%), del colon-retto ((14%), della vescica (11%) e dello stomaco (5%); nelle donne si parte dalla mammella (29%), al secondo e terzo posto troviamo il tumore del colon-retto (13%) e del polmone (6%), seguiti da quelli di tiroide (5%) e corpo dell'utero (5%). I dati confermano anche una costante riduzione della mortalità nei due sessi: l'andamento nel periodo 1999-2010 proiettato al 2015 evidenzia un calo dell'1% all'anno. Un risultato, spiega il rapporto, frutto della prevenzione primaria (riduce l'esposizione ai fattori oncologici e quindi il numero di nuovi ammalati), agli interventi di prevenzione secondaria (anticipazione della diagnosi in fase più aggredibile) e delle terapie, più efficaci e più estesamente accessibili. Positiva anche la sopravvivenza che, a cinque anni in Italia, è aumentata (dal '90-92 al 2005-2007): negli uomini del 18% (dal 39% al 57%) e nelle donne del 10% (dal 53% al 63%), tra le più alte in Europa.