Secondo lo studio condotto dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), il tumore al seno e l’osteoporosi sono legati tra loro. Lo conferma il fatto che sono 250.000 le donne che ogni anno iniziano la terapia ormonale adiuvante con inibitori dell’aromatasi a seguito di un cancro alla mammella (in aumento nelle donne under 50). Dai dati registrati risulta che nove su dieci sono a conoscenza dell’intreccio tra questa terapia e l’osteoporosi (per prevenirla bevi la birra) ciò nonostante, il 43% non viene trattato per prevenirla.

Tumore e osteoporosi: molte donne non assumono la terapia
"Il tumore del seno colpisce oggi molte giovani donne. Alcune terapie a cui vengono sottoposte, però, danneggiano seriamente la salute delle ossa – spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda - per questo abbiamo svolto l’indagine. Abbiamo constatato che le donne italiane sono informate sulle conseguenze che la terapia adiuvante ormonale può provocare sulle loro ossa, soprattutto grazie al ruolo proattivo dell’oncologo. È interessante sottolineare però che, mentre la maggior parte del campione over 50 assume farmaci per la salute delle ossa, tra le più giovani 4 donne su 5, non hanno mai assunto una terapia specifica. Tra le donne che non hanno ricevuto diagnosi di osteoporosi, 3 su 5 – prosegue - non assumono alcuna terapia per prevenirla. Inoltre, ben il 60% delle donne intervistate, di età inferiore ai 50 anni, dichiara di non aver mai effettuato esami per controllare la salute delle ossa (MOC/ultrasonografia) dopo l’inizio della terapia ormonale. Dai risultati emerge, inoltre, che le direttive indicate nelle recenti Linee Guida non vengono ancora applicate. Queste ultime definiscono come le cure per prevenire l’osteoporosi in donne trattate con terapia ormonale adiuvante con inibitori dell’aromatasi, a seguito di un tumore alla mammella, dovrebbero essere somministrate sin dall’inizio della terapia senza necessità di alcun esame preliminare.”
“Il fatto che le donne non siano trattate in maniera adeguata stride particolarmente con quella che è la possibilità terapeutica a disposizione sia dello specialista dell’osso sia dell’oncologo – aggiunge Francesco Bertoldo, Endocrinologo del Centro Malattie del Metabolismo Minerale e Osteoncologia del Policlinico GB Rossi – Università di Verona -. L’ aggiornamento della Nota 79, infatti, non stabilisce né una soglia di intervento in base alla densitometria né la necessità di appurare se si sia già verificata una frattura. Quindi, la paziente ha la possibilità e il diritto di essere trattata in prevenzione primaria fin dall’inizio della terapia ormonale e per tutta la sua durata. Particolarmente preoccupante – continua - è che le donne giovani, che meriterebbero ancora più attenzione, sono sotto trattate. Tra l’altro, esistono dati che dimostrano come le donne con tumore della mammella, in trattamento con inibitori dell’aromatasi che fanno anche una terapia per la fragilità ossea abbiano una mortalità molto più bassa per il tumore rispetto alle donne che non la fanno e un più basso rischio di ripresa della malattia.”
Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno esaminato donne operate per tumore alla mammella (ecco i 17 veleni che provocano il cancro al seno) in trattamento con inibitori dell’aromatasi, che assumevano denosumab o placebo, dove fa eco Daniele Santini, Oncologo Medico dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. E dai dati analizzati è emerso che, il test oltre ad aver evidenziato una riduzione del 50% del rischio di comparsa di frattura clinica, ha mostrato una riduzione del rischio di ricomparsa della malattia che si attesta intorno al 18%. A conferma di ciò il dato della recente meta-analisi dell’Early Breast Cancer Trialist Group, pubblicata su Lancet, evidenzia come anche altri antiriassorbitivi possano migliorare la DFS (Disease Free Survival ovvero l’intervallo di tempo prima che la malattia si ripresenti) nelle donne in post-menopausa.
La terapia di blocco ormonale, spiegano gli esperti, induce una riduzione degli estrogeni che, oltre ad esercitare effetti positivi sul seno, accelera notevolmente il processo di distruzione dell’osso, aumentando di molto il rischio fratturativo delle pazienti. Tra l’altro la maggioranza delle fratture avviene a livello vertebrale. Si tratta di fratture molto frequenti e purtroppo spesso asintomatiche ma, al tempo stesso, facilmente rilevabili con una radiografia o semplicemente misurando l’altezza: il calo di un solo centimetro è fortemente indicativo e prognostico.
Tuttavia, l’87% delle donne si dichiara consapevole e ben informata sul fatto che l’osteoporosi sia una possibile conseguenza della terapia con inibitori dell’aromatasi. Oltre la metà delle intervistate teme gli effetti negativi della terapia e l’osteoporosi è la conseguenza che spaventa maggiormente, infatti ben 7 donne su 10 la citano ancora prima di un’eventuale inefficacia della terapia antitumorale. Importante il ruolo dell’oncologo che informa correttamente le sue pazienti nel 99% dei casi. Ma, nonostante questo, il 43% non inizia alcun trattamento per prevenirla e la percentuale sale addirittura al 76% tra le donne più giovani che, invece, necessiterebbero di più attenzione proprio per l’impatto potenzialmente maggiore delle fratture in termini sociali e di salute.