Anche se tutti conoscono gli effetti deleteri della sigaretta in Italia un ragazzo su cinque è un fumatore abituale e dichiara di aver acceso  la prima sigaretta tra i 15 e 20 anni. Secondo un’indagine della Doxa realizzato quest’anno per conto dell’Istituto della Sanità in collaborazione con l’Istituto di ricerche Superiore della Sanità la motivazione che avvicina i giovani al fumo è abbastanza chiara: gli interpellati spiegano di essere stati influenzati da amici o da compagni di scuola, per il desiderio di sentirsi più grande, per l’influenza di familiari o partner tabagisti.

Roberta Pacifici, direttore dell’Osservatorio fumo alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità- che costantemente analizza i dati per il rapporto sul fumo in Italia elaborato ogni anno - spiega che oltre alle sigarette classiche, oggi i giovani consumano molto quelle fatte a mano, che si confezionano da soli usando il più economico tabacco trinciato, la cui vendita infatti è in aumento, ed è addirittura raddoppiata nell’ultimo anno. “È prima di tutto una preferenza economica, perché il prezzo del tabacco trinciato per fare 20 sigarette (mediamente 2,7 euro) è più basso anche rispetto alle sigarette più economiche oggi sul mercato (3,9 euro).-  Poi, rollare il tabacco è ora anche una questione di moda”.

I 15-24enni fumano mediamente 10 sigarette al giorno, ma circa un terzo dei ragazzi (il 28 per cento) ammette di accenderne tra le 15 e le 24 nell’arco delle 24 ore. «E c’è di peggio - dice Roberta Pacifici -. Confrontando i dati di quest’anno con quelli del 2013, appare chiaro che i nostri ragazzi fumano sempre di più.

Giovani fumatori: che cosa fare?

Gli esperti di tutti i Paesi concordano sulla proposta dell’Organizzazione Mondiale di Sanità: aumentare il prezzo del tabacco è il più significativo intervento per scoraggiare l’iniziazione nei giovani. “Il nostro Stato è riluttante e ambiguospiega però Silvio Garattini dell’istituto Mario Negri - perché, se diminuisce il consumo di tabacco, si riducono gli introiti del Monopolio. Certo, se lo Stato aumentasse di un euro il pacchetto di sigarette, calerebbero le vendite, ma le stime indicano che ci sarebbero in ogni caso introiti cospicui, derivanti dal prezzo più alto. Senza considerare quanto si risparmierebbe, sul fronte del Servizio sanitario nazionale, con il numero minore di malattie dovute al tabacco da curare se le persone smettessero o non iniziassero proprio a fumare”.

«Bisogna poi lavorare sulla pubblicità indiretta - aggiunge Roberta Pacifici -. Nel Rapporto di quest’anno abbiamo segnalato che l’11,8 per cento della popolazione di età superiore ai 15 anni ha visto su internet oppure ha ricevuto via e-mail la pubblicità di sigarette o la proposta di acquisto. “La nostra proposta, dunque - aggiunge l’esperta -, è quella d’introdurre regole più severe che limitino l’accesso di bambini e adolescenti a film che contengono non solo scene di violenza o sesso, ma anche scene di fumo pretestuose o ingiustificate. Anzi, sarebbe opportuno inserire spot antifumo che, allo stesso modo di quelli antipirateria, preceda l’inizio di film valutati come troppo “indulgenti” nei confronti del tabacco”.