Anche se per il prossimo anno si stimano 35mila nuovi casi di cancro alla prostata, ci sono finalmente meno casi degli anni precedenti, spiegano gli urologi.

Riuniti al XXIV congresso nazionale della Società italiana di urologia oncologica (SIUrO) di Bologna, gli specialisti hanno spiegato il calo di casi di cancro alla prostata con il perfezionamento dei metodi predittivi e delle diagnosi precoci. E in parallelo, come emerso nel corso dei lavori, cala anche il tasso di mortalità causato dal carcinoma prostatico.  “I dati parlano chiaro - ha sottolineato il presidente Giario Conti - 1 uomo su 16 con più di 50 anni è a rischio tumore. Ma anche se negli ultimi 10 anni il numero di nuovi casi è più che raddoppiato, la mortalità è in costante diminuzione, grazie a una maggiore prevenzione, nuove terapie e farmaci di ultima generazione”. Secondo le ultime stime, infatti, in Italia nel 2015 saranno 323.000 le persone con diagnosi di tumore alla prostata che sopravvivranno e il 50 per cento dei 35mila nuovi casi sono classificati a basso rischio. Per questi ultimi, quindi, si potrà così parlare di “sorveglianza attiva” e, forse ben presto, non sarà più necessario sottoporre tali pazienti a operazioni chirurgiche.

Durante il  congresso sono stati presentati anche nuovi farmaci e nuove tecnologie e molto spazio è stato dato alla psiconcologia. “Non ci basta più curare solo il tumore, ma dobbiamo anche focalizzarci sulla qualità di vita del paziente, che deve diventare una priorità”, ha spiegato Conti.

Cancro alla prostata: terapia

Gli approcci per curare  il cancro della prostata variano in base a età e gravità del caso dalla vigile osservazione alla sorveglianza attiva, per comprendere anche radioterapia o asportazione della prostata. Possibili trattamenti sono anche l’ormonoterapia e la chemioterapia.

L’intervento chirurgico è il trattamento più diffuso ed è efficace per trattare il cancro circoscritto alla ghiandola prostatica. L’asportazione della prostata (prostatectomia radicale) tenta di preservare il più possibile le funzioni del corpo legate alla minzione e alla sessualità.

La radioterapia punta invece a distruggere le cellule neoplastiche, che sono in genere più sensibili agli effetti dannosi delle radiazioni rispetto alle cellule normali, mediante interventi calibrati che cercano di risparmiare i tessuti circostanti all’area trattata.

L’ormonoterapia riduce la produzione degli ormoni sessuali maschili, responsabili dell’accelerazione della crescita del tumore prostatico, e vi si ricorre nei casi di cancro prostatico avanzato. Per quanti sviluppano resistenza a questo trattamento esiste in alternativa la chemioterapia