"Getting to zero", Zero nuove infezioni, zero discriminazioni, zero morti Aids-correlate entro il 2015. È questo lo slogan del prossimo Word Aids Day, la Giornata Mondiale contro l’Aids, che si celebra il primo dicembre in tutto il mondo. Nata nel 1988, la data della manifestazione non è un caso perché ricorda il giorno del 1981 in cui fu diagnosticato il primo caso di infezione da Hiv. I dati elaborati dall’Unaids, il programma messo in campo dalle Nazioni Unite per combattere l’epidemia, sono preoccupanti: in tutto il pianeta si stima che vivono oltre 33 milioni di personecompresi i bambini – colpiti dall’Hiv.

Il virus che distrugge il sistema immunitario
Le caratteristiche del virus chiamato Hiv (Human Immunodeficiency Virus) e la sua facilità di propagarsi, la mancanza di medicine che lo annientano completamente, accompagnato dall’ignoranza su questi temi hanno trasformato in breve la malattia in epidemia. L’Aids provoca il deterioramento del sistema immunitario della persona colpita. In altre parole il corpo non ha più difese ed è soggetto ad essere contagiato da altre infezioni, anche le più comuni ed innocue, che per un ammalato possono diventare mortali. Ma l’Aids è solo la fase conclamata e finale dell’azione dell’Hiv, il virus che lo provoca. L’Hiv distrugge o annienta i linfociti, difensori del sistema immunitario che si trovano per lo più nel sangue. L’organismo è quindi in balia di altri virus che non troveranno difese per annientarli. Per queste ragioni un individuo ammalato riscontra più malattie allo stesso momento. Ecco perché l’Aids è definita una sindrome e non una vera e propria malattia. La malattia si manifesta in maniera diversa da individuo ad individuo. Sintomi simili a quelli di un’influenza o di una mononucleosi possono essere riscontrati nella prima fase, immediatamente dopo il contagio si può trasmettere ad altri il virus. Gli stessi sintomi tenderanno a sparire nel giro di qualche settimana. È questo il cosiddetto “periodo finestra” che varia da uno a tre mesi prima che l’organismo umano produca gli anticorpi, comunque impotenti di fronte al virus.  A questa fase può seguire la fase detta asintomatica, che può durare anche anni. In questo caso si è sieropositivi, non si soffrirà di sintomi (oppure si accuseranno fastidiosi e ripetuti malori). La fase conclamata, propria dell’Aids, può arrivare da un momento all’altro ed è la fine del sistema immunitario. In questo periodo si manifestano le cosiddette malattie opportunistiche. Tra le patologie più comuni ai malati di Aids: la polmonite da pneumocistis, la toxoplasmosi celebrale, la candidosi esofagea, il cancro alla pelle (Sarcoma di Kaposi) o per le donne all’utero.

La facilità del contagio
L’Hiv è presente in alcuni liquidi biologici: sangue, sperma, secrezioni vaginali e latte materno. Pertanto il virus si trasmette da persona a persona in maniera molto semplice e in qualunque stato della malattia (anche subito dopo aver contratto l’Hiv, come può avvenire, per esempio, nel caso di rapporti sessuali non protetti). È da escludere la saliva dalla lista dei liquidi biologici che contengono l’Hiv. Il bacio quindi non è contagioso. Il sangue infetto si trasmette attraverso il contatto con ferite aperte o con scambi di siringhe. È il motivo di diffusione maggiore tra persone che fanno utilizzo di sostanze stupefacenti somministrabili per via endovenosa. Purtroppo in Italia si sono ammalate migliaia di persone a causa delle trasfusioni di sangue infetto, oggi, molto più controllato prima di essere trasfuso. Tuttavia il canale di trasmissione più diffuso dell’Hiv resta quello attraverso i rapporti sessuali etero e omosessuali (69% le infezioni HIV diagnosticate nel 2009 per contatti etero/omosessuali). L’unica difesa è l’uso del preservativo oppure, ancora meglio, evitare rapporti sessuali a rischio. Altro canale di trasmissione è da madre a figlio sia durante la gravidanza, il parto che l’allattamento. Attenzione infine ad aghi, rasoi, strumenti chirurgici o apparecchiature per piercing o tatuaggi che sono entrati in contatto con sangue infetto e non sono stati sterilizzati e che possono veicolare il virus Hiv.

Il test per l’HIV: anonimo e gratuito
Per verificare se si è contratto il virus basta una semplice analisi del sangue. Due i livelli a cui bisogna sottoporsi per avere la certezza di aver contratto l’Hiv, il test di I livello è eseguito con l’Elisa, cui segue, in caso di esito positivo o dubbio, il Western Blot (wb), di II livello o di conferma.
Il test è gratuito, volontario ed è garantita la tutela della privacy. Gli operatori sanitari saranno attenti e assisteranno il paziente già dalla comunicazione dei risultati offrendo un adeguato sostegno psicologico.