La cura della sclerosi multipla a base di staminali è sicura ed è priva di effetti collaterali: l’annuncio arriva dal congresso di Boston dedicato alla patologia.

Testato sull'uomo grazie al progetto internazionale Mesems coordinato dal neurologo Antonio Uccelli dell'Università di Genova, il trattamento a base di cellule staminali mesenchimali per la cura della sclerosi multipla (Sm), è sicuro e privo di effetti collaterali.

Lo studio internazionale di fase II, che finora ha coinvolto 81 i pazienti sui 160 previsti ha sottoposto ad almeno un’iniezione di mesenchimali o di placebo il 90% dei soggetti. E ad oggi ''il risultato promettente è che al momento nessuna di queste 27 persone ha denotato eventi avversi significativi. Vuol dire che, sinora, il trattamento suggerisce di essere sicuro'', ha chiarito il dottor Uccelli. Ovviamente, aggiunge il neurologo, ''è necessaria prudenza e per avere un dato definitivo su sicurezza ed efficacia della terapia bisognerà attendere la fine dello studio, nel 2016''. Ma la cosa certa è che ''gli studi preliminari su modelli animali ci fanno ritenere senza ombra di dubbio che le staminali mesenchimali possono bloccare l'infiammazione del sistema nervoso centrale e probabilmente riescono anche a proteggere i tessuti nervosi, addirittura riparandoli laddove, però, il danno sia lieve''.

Sclerosi multipla e staminali: la nuova frontiera

Visto che i pazienti, di cui 28 italiani non hanno mostrato effetti collaterali, gli esperti contano che “nel 2016 i dati confermino definitivamente l'efficacia della terapia, per arrivare quindi allo step successivo di uno studio più grande di fase III con l'obiettivo di dimostrare la funzione neuroriparatrice delle staminali''. Nel frattempo, il Comitato etico di Genova ha approvato un'estensione di altri due anni del progetto: si chiamerà Mesems Plus e questo, come spiega lo stesso Uccelli, ''sarà importante per verificare più a lungo termine, oltre l'anno di osservazione previsto da Mesems, la sicurezza del trattamento in studio e l'eventuale occorrenza di eventi avversi in tutte le persone trattate''.

Di recente la ricerca ha individuato nuovi metodi per la diagnosi precoce della malattia che soltanto in Italia colpisce circa 70mila persone, per lo più di giovane età e cioè ragazzi e ragazze compresi tra i 20 e i 30 anni. Ma l’uso delle staminali, proprio come emerso in uno studio precedente dell’università di Genova, potrebbe essere la nuova frontiera per la cura della malattia