Junk food, educare o tassare?
Ignoto fino a pochi mesi fa, il termine “junk food”, ossia cibo spazzatura, è entrato prepotentemente nel nostro vocabolario.
Danni alla salute e alle casse dello Stato
La notorietà è legata alla tendenza in diversi Paesi europei a voler tassare tutti quegli alimenti ad alto contenuto calorico, ma di scarso valore nutrizionale, ricchi di zuccheri, conservanti e grassi, spazzatura per la nostra salute e finiti nel mirino per l’alto tasso di obesità infantile.
Sandwich, patatine fritte e precotti cominciano a creare danni anche alla casse dello Stato. Si stima in 8,3 miliardi di euro il costo sociale annuo relativo ai quasi 5 milioni di obesi adulti. Un prezzo destinato a peggiorare e che potrebbe raggiungere un tasso di obesità al 43 per cento nel 2025, ovvero quasi venti milioni di persone. Per quanto riguarda i più piccoli, gli ultimi dati indicano che il 22,9% dei bambini di 8-9 anni e' risultato in sovrappeso e l'11,1% in condizioni di obesita'.
Quali sono i pasti spazzatura
L’idea di un balzello non piace a tutti, anche alla luce delle difficoltà di stabilire quali cibi siano da considerarsi spazzatura e quali no. Un’idea, a detta dei pro tassa, potrebbe essere quella di imitare la legislazione danese che impone una tassa su tutti i cibi che contengono grassi saturi, quelli che secondo l’Oms aumentano i livelli del colesterolo cattivo LDL, responsabile di aumentare il rischio di malattie cardiovascolari.
Educare e non tassare
Nutrizionisti ed esperti ritengono tuttavia poco utile lo strumento della tassazione, ritenendo più proficuo, educare la popolazione a un regime dietetico più sano e a praticare attività fisica. Si potrebbe cominciare con la riscoperta della tradizione alimentare italiana, la cosiddetta dieta mediterranea, tra le più sane al mondo.
Guida alla spesa
In attesa di comprendere se la tassa verrà o meno applicata anche in Italia, ecco alcune semplici regole da seguire quando si va al supermercato.
Una per tutte fare la lista a casa, scegliendo alimenti adeguati al nostro fabbisogno energetico quotidiano: frutta, verdura, legumi etc..
Prediligere i prodotti stagionali che mantengono inalterata la quantità di vitamine e minerali. Gli alimenti non di stagione importati dall’estero, infatti, contengono una quantità inferiore di vitamina C (molto sensibile all’esposizione alla luce e alle temperature).
Ne guadagneranno anche le vostre tasche.
